«Io, un contadino che aiuta i calciatori»

La storia di Dino Zampacorta: dai trattori ai campi di serie A
PESCARA. A Pescara è un personaggio, in Italia un punto di riferimento nel campo delle assicurazioni legate al calcio. Classe 1965, prestante, perennemente abbronzato e sempre con la battuta pronta. Il suo feudo è a Santa Teresa di Spoltore. Da qui è partita la sua scintillante carriera. Da agricoltore a broker assicurativo il passo è stato breve. «Sono uno del popolo», ripete come un mantra. Dino Zampacorta è l’agente assicurativo più famoso d’Italia. Da Galliani a Lotito, passando per Mino Raiola e Andrea Pirlo: in tanti si sono avvalsi delle sue consulenze. Solare, mai banale e con lo sguardo da furbetto.
«Entrate, siete i benvenuti». Zampacorta ha aperto al Centro le porte della sua villa del 1455, ristrutturata in grande stile. Oltre 1500 metri quadrati su 4 livelli, una piscina, un campo da calcio, una palestra e un centro benessere. Qui, a Santa Teresa, ha sede la sua azienda, la Dz Insurance, che vanta uno staff di 18 persone. Lui si occupa di assicurazioni, consulenze, intermediazioni e non solo. Le auto sportive e le belle donne la sua passione.
Zampacorta, lei è l’agente assicurativo di calciatori più famoso d’Italia.
«Non esageriamo, diciamo che ho sempre lavorato sodo. Con questo lavoro ho iniziato nel 1990, prima facevo il contadino. Sono una persona umile, vengo dalla terra, dalle stalle e non mi vergogno delle mie origini. Guido il trattore da quando ho 6 anni e non rinnego nulla di quanto fatto nel mio passato. La mia famiglia è proprietaria terriera. Mi sono fatto da solo e quando vedo gli attuali ragazzi di 20 anni che hanno tutto e subito, sorrido. Non sanno cosa vuol dire fare sacrifici».
Può raccontarci la sua vita?
«Fin da bambino ho sempre avuto a che fare con l’agricoltura e con l’allevamento degli animali. Sapete quanta m... ho spalato? La mattina andavo nei campi, poi, mi cambiavo e correvo a scuola. Mi sono diplomato all’istituto Acerbo. Questo è quello che facevo da marzo a giugno. Da settembre in poi era la volta della vendemmia e della raccolta delle olive. Il lavoro raddoppiava».
Il suo business come è esploso?
«Nel 1985 un mio caro amico aprì un’agenzia assicurativa e ho iniziato a dargli una mano, facevo le polizze auto e il lavoro d’ufficio».
Come ha fatto a entrare al mondo del calcio ?
«Ho iniziato con i calciatori nel 1987 grazie a Vivarini, De Amicis e Ioannoni: giocavano nel Francavilla di Luciani, erano miei amici e abbiamo frequentato la stessa scuola. Loro si infortunavano spesso e allora iniziai a fare le polizze. Dopo qualche tempo hanno capito l’utilità. Poi, negli anni successivi, presi altri calciatori tramite questi miei amici che andarono in altre squadre. Ho fatto tutti i ritiri estivi delle squadre di calcio e li faccio tutt’ora, da più di 26 anni. Ogni anno percorro più 140 mila chilometri».
Non è stato semplice entrare nel giro, vero?
«All’inizio concludevo poco, poi ho iniziato a chiudere qualche contratto. Facevo il venditore porta a porta, immaginatemi così».
Per entrare nel grande calcio chi le ha dato una mano?
«Tra i tanti, devo ringraziare Angelo e Gigi Pierleoni, con il primo che giocava in A col Cesena. Poi, grazie a Felice Centofanti feci bingo: lui andò all’Inter e conobbi i vari Moriero, Statuto e tanti altri. Tra i miei clienti ho avuto Ronaldo, Ze Elias, Zamorano, Paganin, Manicone, Adriano. Al Milan ho tanti assistiti. Ho avuto anche Brocchi, Pirlo, Nesta. Non dimentico il “mio” presidente Gino Corioni e tutta la sua famiglia: a Brescia ho fatto delle consulenze e avevo un rapporto bellissimo con Corioni. Mi ha fatto fare il grande salto. Grazie al Brescia, tra i miei clienti, ho avuto Guardiola e Baggio. Anche Gattuso mi ha dato una grande mano».
Si sono fidati in tanti di lei.
«Di assicurazioni, nella maggior parte dei casi, i calciatori non ne capiscono nulla: si fidano della persona. Questo mi riempie d’orgoglio».
E adesso chi sono i suoi clienti?
«Per privacy non posso fare nomi, ma tra gli allenatori di A e B il 70% sono stati tutti miei clienti. Attualmente, ho circa 800 assicurati tra A, B e Lega Pro e 14 società».
Come si sviluppa la sua azienda?
«Ho iniziato con l’Ina nel 1990, ero monomandatario, poi pian piano ho iniziato ad allagarmi e sono diventato intermediario assicurativo. Attualmente rappresento 27 compagnie. Ma faccio anche altro. Mi occupo anche di consulenze e ho fatto qualcosa nel ramo dell’immobiliare e della ristorazione. Diciamo che ho creato una bella realtà. Non sono l’unico in Italia che fa questo tipo di lavoro, però mi dicono che sono uno dei primi. Ma ho fatto tanti sacrifici».
Un brutto infortunio, per esempio, la rottura di un legamento crociato, quanto costa alle compagnie assicurative?
«In serie A, i grandi campioni assicurano 6-7 milioni in caso di infortunio grave o se devi smettere a causa di una malattia. Nell’infortunio isolato, in base ai punti percentuali, sfioriamo i 500mila euro».
Lei, però, è anche manager dei calciatori.
«Sì, sono agente Fifa dall’aprile 2015, quando è stato liberalizzato l’albo degli agenti. Non faccio solo l’agente, anche il consulente».
Il suo pezzo pregiato è un certo Josè Mauri del Milan.
«Josè Mauri è stato cresciuto da me, su di lui ho investito tanto, tra viaggi, scuola e tutto ciò di cui ha bisogno un ragazzo della sua età. Ho un rapporto splendido con lui: sono il suo papà italiano».
Ora è nel Milan, ma a Pescara sognano di vederlo con la maglia biancazzura.
«Non credo. Col Milan ha altri tre anni di contratto».
Nel mondo del calcio chi sono i suoi migliori amici?
«Nel calcio non ci sono amici. Ho buoni rapporti con tutti, ma credo che con Galliani siano speciali: siamo stati anche in vacanza insieme».
Ci racconti quando chiuse l’affare Mauri al Milan.
«Premetto che Galliani mi chiama “il contadino” e poco tempo prima della riunione finale, mi disse: “Mi raccomando portami i prodotti delle tue campagne”. Forse lui stava scherzando, ma io no. Il giorno dell’incontro decisivo per il passaggio di Mauri, mi presentai nel suo ufficio con una busta di ortaggi e prodotti tipici».
Dicono che Zampacorta sia stato un grande latin lover.
«Sono stato? Lo sono (ride). A parte gli scherzi, sono stato sposato con una sola donna, per 19 anni, dalla quale ho avuto tre figli splendidi che ora hanno 23, 22 e 16 anni e sono la mia vita. Diciamo che prima del matrimonio non mi tiravo indietro. Quante donne ho avuto? Parecchie. Ma tutto ciò prima di sposarmi: ora ho una compagna e sono fedele. Io della vita ho un’idea ben definita: non ho mai pagato una donna e tantomeno il suo affetto. Invece nel calcio...».
E con alcune donne ha avuto anche qualche problema, vero?
«Sono finito anche sui giornali. Nei primi anni ’90 conobbi una donna di Pavia. Si era invaghita di me. Ero il suo amante, lei aveva 25 anni più di me. Non ho mai chiesto un soldo a questa persona, però lei era generosa e mi riempiva di regali. Ero poco più che ventenne e avevo già 6-7 Rolex. Mi ha comprato anche delle auto e tanti vestiti, ma io li prendevo stretti per regalarli ai miei amici che non potevano permetterseli. Poi, quando la storia è finita, mi ha chiesto tutti i regali indietro. Io volevo mollarla e lei mi telefonava tutti i giorni. Poi un’estate lei andò in vacanza, in Sicilia, e durante una festa ha raccontato questa storia a delle persone “particolari”, dicendo che mi aveva coperto di regali e soldi. Sembra che in quell’occasione abbia detto che se qualcuno avesse recuperato tutto, lei le avrebbe regalato la metà. In quella festa, forse, c’erano due persone poco raccomandabili che si sono messi sulle mie tracce. Prima mi hanno minacciato telefonicamente e io mi divertivo a rispondergli simpaticamente. Poi, però, questi due sono venuti a Pescara. Sono piombati nel mio ufficio, ma io non c'ero. La mia segretaria mi raccontò tutto».
Non ha avuto paura?
«Sì, mi sono spaventato. Volevano incontrarmi ed io ho accettato, però ho avvisato carabinieri e polizia. Loro mi hanno seguito e, quando i due ceffi hanno iniziato a minacciarmi, sono intervenute le forze dell’ordine. Eravamo in pieno centro, a Pescara. Quel giorno sono stato in caserma fino a mezzanotte. Loro sono finiti in galera per tentata estorsione e la signora ha passato parecchi guai perché era la mandante».
Oltre alle belle donne è un grande appassionato d’auto.
«Ho avuto Ferrari e tante fuoriserie. Io, però, parto dalla Panda, sono umile. Nei primi anni della mia attività andavo in giro con un Mercedes dotato d’impianto a gas. Venivo preso per in giro da tutti, ma dovevo fare tanti chilometri e non potevo permettermi spese folli. Ora quelle persone che mi deridevano vanno in giro con la Panda. Io? In Ferrari».
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