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20 luglio

Oggi, ma nel 1866, a Lissa, nel Mare Adriatico, facente parte dell’impero austro-ungarico, si consumava la sconfitta della flotta italiana, comandata dall’ammiraglio Carlo Pellion di Persano, da parte dell’armata navale asburgica, agli ordini di Wilhelm von Tegetthoff.

La battaglia (nella foto, particolare, dipinto di Giovanni Serritelli, olio su tela, conservato nel Museo civico Giuseppe Barone, di Baranello, in provincia di Campobasso), che rientrava tra i momenti salienti della guerra austro-prussiana, essendo il Belpaese alleato degli Holhenzollen con Guglielmo I, rimarrà nella storia della regia Marina militare tricolore come la batosta più pesante ricevuta. Nel dettaglio la perdita italica ammontava a due corazzate affondate, la" Re d’Italia", speronata dalla pirofregata “Erzherzog Ferdinand Max” e la cannoniera “Palestro”, colpita dalla “Drache”.

I morti italiani erano 620. Anche Pellion di Persano, dopo essere stato sottoposto a processo, davanti al Senato, costituito in alta corte di giustizia, avrà la carriera distrutta. Quello che era stato capace di elevarsi fino al ruolo di ministro della Marina, dal 3 marzo al 7 dicembre 1862, verrà condannato per inettitudine, sarà privato del grado, dovrà restituire le decorazioni ricevute, sarà radiato con disonore, gli sarà sottratta la pensione e durante il giudizio, di fatto, non potrà avvalersi dell’immunità da senatore.

Trascorrerà la fase finale della vita, fino al 28 luglio 1883, data della morte, a Torino, grazie al sussidio predisposto per lui, come dazione personale, dal sovrano sabaudo Vittorio Emanuele II. L’espressione erroneamente attribuita a von Tegetthoff, ma in realtà coniata da un giornale viennese: «Navi di legno comandate da una testa di ferro hanno sconfitto navi di ferro comandate da una testa di legno», rimarrà nell’immaginario collettivo.