Calcioscommesse, Di Nicola respinge le accuse
Udienza di convalida nell'ambito della quale l’avvocato Libera D’Amelio del foro di Teramo ha chiesto la scarcerazione dell’assistito o, in subordine, i domiciliari. Il Pm ha invece dato parere negativo
PESCARA. Ercole Di Nicola si è avvalso della facoltà di non rispondere nell’interrogatorio di garanzia davanti al Gip di Venezia. E’ durato pochi minuti il confronto, dopodiché l’avvocato Libera D’Amelio del foro di Teramo ha chiesto la scarcerazione dell’assistito o, in subordine, i domiciliari. Il Gip ha disposto i domiciliari. Dopodiché, trasmetterà gli atti alla procura distrettuale antimafia di Catanzaro titolare dell’inchiesta Dirty Soccer che ha sconvolto nuovamente il mondo del calcio. Il pm Elio Romano ritiene Ercole Di Nicola uno dei personaggi cardine dell’inchiesta, ma l’ormai ex responsabile dell’area tecnica dell’Aquila rifiuta questa etichetta.
Lo ha detto chiaramente all’avvocato D’Amelio, salito fino a Venezia per assisterlo. Ieri mattina, dalle 8 fino alle 13,40, hanno parlato e discusso degli atti dell’ordinanza all’interno del carcere di Santa Maria Maggiore. Hanno letto molte delle oltre mille pagine con cui i magistrati hanno motivato i 50 fermi martedì scorso. E dal racconto dell’avvocato D’Amelio emerge un Di Nicola incredulo degli addebiti che gli vengono formulati. Il 38enne di Morro d’Oro ha detto a chiare lettere alla D’Amelio che lui non aveva bisogno di comprare le partite perché L’Aquila era forte. Non a caso veniva considerata una delle favorite per la promozione in B. E perché combinare gare contro squadre di basso livello quando il potenziale tecnico della squadra dava ampie garanzie, si è chiesto Di Nicola. Che alla D’Amelio è apparso dispiaciuto e pronto a gridare al mondo la sua innocenza. Avrebbe voluto parlare davanti al Gip, ma è stata la D’Amelio a fargli capire che sarebbe stato opportuno avvalersi della facoltà di non rispondere per meglio approfondire la conoscenza degli atti. Poi, eventualmente, parlerà ai giudici. La sensazione che si è fatta la D’Amelio è di un uomo nervoso che sente il peso delle accuse. E’ dispiaciuto per la famiglia e per L’Aquila calcio, teme ripercussioni sul progetto tecnico che da anni stava portando avanti.
Ma, soprattutto, nonostante i tanti indizi a suo carico, si dice estraneo al calcioscommesse. All’avvocato ha detto di aver visto «quelle persone» solo una volta. E le intercettazioni? Secondo Di Nicola è «tutto un fraintendimento».
Ci sarebbero frasi incomplete o, addirittura, interpretate in maniera distorta. E l’avvocato D’Amelio ha fatto presente che, leggendo le carte dell’ordinanza, emerge anche che Di Lauro – altro personaggio chiave dell’indagine – aveva paura per l’incolumità del dirigente di Morro d’Oro. «Ma ti pare che se fossi stato uno dei capi dell’organizzazione avrei dovuto temere per la mia vita? E poi: se le accuse fossero vere avrei dovuto avere un rapporto più stretto con quella gente e, invece, l’ho vista solo una volta», ha detto Di Nicola all’avvocato. Sta di fatto che nelle intercettazioni si parla di partite da combinare. Ma Di Nicola all’avvocato ha detto che riceveva telefonate da «quella gente» perché «conosco il campionato e volevano conoscere le potenzialità delle squadre. Poi, non sapevo che cosa facessero di quelle informazioni».
Insomma, volevano dei consigli. Una versione dei fatti che, ovviamente, stride con quello che pensano i magistrati.
Si crede al centro di un grosso fraintendimento Di Nicola che ha tempestato la D’Amelio di domande sull’iter previsto dalla magistratura in casi come quello che lo vede protagonista. In questi giorni ha visto solo televisione, non ha letto i giornali. Ma immagina il clamore suscitato dalla vicenda e le ripercussioni a livello di immagine. E non ci sta a passare per il cattivo. Chissà se immagina che un po’ tutti hanno iniziato la corsa a “scaricarlo”...
@roccocoletti1
©RIPRODUZIONE RISERVATA