Feto nato morto per “trombosi dei vasi del funicolo”, il pm chiede l’archiviazione ma i familiari non sono d'accordo

Durante i controlli di routine, i medici avevano rilevato l'assenza del battito cardiaco del feto, portando alla dolorosa scoperta della morte: “Riaprite il caso”
SULMONA. Il sostituto procuratore Edoardo Mariotti ha chiesto l’archiviazione per il caso della morte in gravidanza avvenuta nell’agosto del 2024 quando una donna 32enne, in buone condizioni di salute, si era recata nel reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Sulmona per effettuare l’ultimo tracciato pre-parto e durante i controlli di routine aveva visto i medici dichiarare la morte del feto per assenza del battito cardiaco.
Una vicenda per la quale i familiari della donna, che durante la gravidanza non aveva accusato alcuna problematica, avevano sporto denuncia portando la procura ad aprire un’inchiesta a carico di ignoti per l’ipotesi di reato di omicidio colposo e a disporre l’autopsia. Ad accertare la causa del decesso l’anatomopatologo Cristian D’Ovidio che a seguito dell’esame autoptico ha dichiarato come la morte fetale sia avvenuta per “trombosi dei vasi del funicolo”.
Da qui la richiesta di archiviazione presentata dal pubblico ministero secondo il quale «non sono emersi elementi di colpevolezza o negligenza da parte dei sanitari nel corso delle indagini». Una conclusione che non vede d’accordo i familiari della 32enne che tramite l’avvocata Catia Puglielli sono pronti a presentare l’opposizione alla richiesta di archiviazione, chiedendo una consulenza ginecologia specifica e ulteriori accertamenti per capire se «l’evento lesivo si poteva evitare».
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