4 aprile

Oggi, ma nel 1971, a Caulonia Marina, in provincia di Reggio Calabria, si spegneva in ospedale, dopo essere stato vittima dell’agguato, verificatosi nove giorni prima, il 27 marzo, a colpi di pistola, messo a segno dai sicari della ‘ndrangheta del posto, Vincenzo Scuteri, carpentiere iscritto al Movimento sociale italiano e sindacalista Cisnal, che si era rifiutato in modo categorico di lavorare il ferro commercializzato dalla criminalità organizzata del circondario. “Vici u fascista”, come era anche chiamato, aveva, infatti, scoperto che il cemento armato utilizzato nel cantiere dove stava prestando la sua opera fosse stato realizzato con materiale ferroso fornito dalle cosche locali e aveva deciso non solo di non servirsene, ma anche di farlo sapere pubblicamente, ritenendo il gesto in linea col suo modo d’intendere il rispetto della legalità. Emblematicamente pagava l’opposizione alla malavita locale e, verosimilmente, anche il suo essere politicamente schierato tra i "neri" in un contesto prevalentemente di sinistra. Era stato colpito lungo la strada statale 106, in pieno centro abitato. Per l’omicidio, dopo un tortuoso iter processuale che durerà quasi due anni, non ci sarà un colpevole assicurato alla giustizia. Nel 2010, il 18 agosto, l’estremo sacrificio verrà ricordato dall’amministrazione municipale con un pannello con foto, posto proprio nel posto dell’assalto letale, con scritto: «Vincenzo Scuteri detto “U camerata”, lavoratore onesto e dignitoso, padre di famiglia esemplare, trovò la morte in questo luogo per mano della ‘ndrangheta. Seppe tenere la testa alta e la schiena dritta dinanzi alla prepotenza mafiosa, dimostrando che gli umili servono la storia e non sono molti a ricordare il loro sacrificio». La vicenda, piuttosto dimenticata anche nel centrodestra, aveva particolare significato perché s'era verificata nel centro abitato nel quale, il 6 marzo 1945, era sorta, sotto la guida del primo cittadino Pasquale Cavallaro (nella foto, particolare, riportato in un manifesto commemorativo), insegnante elementare iscritto al Partito comunista ed ex seminarista, quella che passerà alla storia come la Repubblica rossa di Caulonia. Un singolare esperimento di governo popolare, scaturito da insurrezione contadina e bracciantile dettata dalla ribellione allo strapotere dei latifondisti nel frangente del secondo dopoguerra nel profondo Mezzogiorno. Operazione che era durata appena tre giorni, ovvero fino al 9 marzo di quel ’45, che si era conclusa col disarmo e l'arresto del sindaco da parte dei carabinieri reali.