L’abbraccio alle famiglie romagnole dai genitori degli escursionisti morti 4 anni fa: “Come sul Monte Velino, proviamo lo stesso dolore”

Domenica 24 gennaio 2021 una valanga strappò alla vita i quattro amici di Avezzano: i corpi vennero recuperati dopo un mese.
AVEZZANO. «Abbiamo rivissuto quei tragici momenti ed è stato un Natale ancora più difficile. Abbiamo sperato anche stavolta. Ma nulla. Siamo vicini alle famiglie delle due vittime e agli eroici soccorritori che hanno nuovamente sfidato il maltempo. Non è facile, con le parole, riuscire a descrivere il dolore che si prova e che prova un genitore di fronte ad una tragedia così grande». Uno dei genitori delle quattro vittime del Velino, nel 2021, manda un abbraccio virtuale alle famiglie dei due escursionisti trovati morti sul Gran Sasso. Qualcuno con la voce rotta dall’emozione riesce a dire poche ma dolorose frasi. Qualcun altro, invece, non riesce neanche a parlare. La tragedia del Gran Sasso ha riportato alla mente di molti quanto accaduto nel gennaio 2021 sul Monte Velino, dove persero la vita quattro escursionisti di Avezzano, Tonino Durante, Gian Mauro Frabotta, Gianmarco Degni e Valeria Mella, travolti da una valanga sul monte marsicano. Questi giorni di angoscia e speranza per le sorti dei due alpinisti romagnoli, Luca Perazzini e Cristian Gualdi, dispersi da domenica nella Valle dell’Inferno, e ritrovati senza vita ieri mattina, sono stati vissuti con apprensione e dolore anche dalle famiglie dei quattro escursionisti. Numerose sono state le analogie tra i due tragici accadimenti. La chiamata ai soccorsi, le ricerche, il maltempo che ostacola le attività, il volo degli elicotteri, l’ansia dei familiari e poi il tragico epilogo.
Era il 24 gennaio di tre anni fa, una domenica, quando i quattro partirono per un’escursione sul Velino dopo aver parcheggiato le loro auto in prossimità del rifugio Casale da Monte, a Forme, frazione del comune di Massa d’Albe. Tonino Durante, il più grande del gruppo, gestiva una coltelleria in via Marconi, in prossimità del Comune di Avezzano. Un’attività storica che gli era stata tramandata da suo padre. A pochi metri, sempre su via Marconi, c’è la rivendita di abbigliamento e attrezzature sportive dei genitori del giovane Gianmarco. Lui e Valeria, l’unica donna del gruppo, erano fidanzanti. Sognavano di sposarsi e di costruire una famiglia insieme. Si erano conosciuti sui banchi del Liceo scientifico Vitruvio di Avezzano e da allora non si erano mai persi di vista. Valeria era la figlia di un carabiniere, il maresciallo Vincenzo Mella, per anni apprezzato comandante della stazione di Capistrello. Anche Gian Mauro Frabotta, brillante ingegnere dell’Eni, era figlio di un noto commerciante della città. Mauro, suo padre, gestisce un negozio di alimentari in piazza Cavour, mentre sua madre Maddalena è insegnate all’istituto comprensivo Sabin di Capistrello. Gian Mauro viveva e lavorava a Milano. Era tornato nella Marsica per trascorrere qualche giorno con la famiglia e gli amici di sempre.
I quattro erano diretti al Colle del Bicchero, dove, secondo la ricostruzione, non sono mai arrivati. L’ultimo a vederli ancora in vita fu un pastore del posto. A far scattare le ricerche i familiari. Tonino, Gian Mauro, Gianmarco e Valeria non erano rincasati all’orario prestabilito e ai loro cellulari non rispondeva nessuno. Una valanga di enormi proporzioni li aveva sorpresi mentre percorrevano il sentiero numero 8 all’interno di Valle Majelama. Qui sono rimasti intrappolati per 27 lunghi giorni. La valanga li ha travolti il giorno stesso. I loro corpi, però, vennero trovati dopo quasi un mese di ricerche che mobilitarono centinaia di soccorritori da tutta Italia. Il campo base era stato allestito nel campo sportivo di Forme. Qui gli elicotteri con a bordo i soccorritori si alzavano in volo per poi sparire dentro quella valle sotto gli occhi impauriti e speranzosi dei familiari e degli amici. Il tempo, al campo base, era scandito dal rumore di pale e rotori degli elicotteri. I corpi furono ritrovati sotto metri e metri di ghiaccio e neve. Il 22 febbraio si tennero ad Avezzano i funerali in una cattedrale gremita. In quei drammatici giorni ai familiari degli Angeli del Velino, così come sono ora conosciuti, giunsero le parole di conforto dei familiari di un’altra tragedia della neve: quella di Rigopiano.
«Oggi, nel piangere Luca Perazzini e Cristian Gualdi, il pensiero torna inevitabilmente a quanto accaduto quasi quattro anni fa a Gianmarco, Gianmauro, Tonino e Valeria, i nostri Angeli del Velino», il ricordo di Nello Simonelli, consigliere comunale di Avezzano, «in entrambe le tragedie, le squadre di soccorso hanno lottato contro il tempo, il vento e il gelo con una dedizione straordinaria. Hanno sperato fino all’ultimo, ma il destino è stato inesorabile. Il ritrovamento dei loro corpi ci ricorda quanto queste perdite abbiano profondamente segnato la nostra terra e i nostri cuori. Questi eventi ci insegnano quanto sia fondamentale rispettare la montagna, soprattutto in inverno, quando ogni passo può trasformarsi in un rischio. Preparazione, prudenza e rispetto devono essere compagni inseparabili di chi decide di affrontare la sua bellezza e le sue sfide. Il nostro pensiero va alle famiglie di Luca e Cristian, ai loro amici e a tutti coloro che, animati dall’amore per la montagna, mettono a rischio la propria vita per viverla o per salvare chi si trova in difficoltà. Oggi è un giorno di lutto, ma anche di riflessione, per non dimenticare mai quanto sia preziosa e fragile la vita».