Studenti morti nel sisma, cancellata la sentenza choc. I giudici: «Le vittime non hanno colpa»

2 Aprile 2025

Sentenza della Corte d’Appello dell'Aquila alla vigilia del 16esimo anniversario dalla tragedia. Depennata la riduzione del 30% sui risarcimenti e condannati i ministeri. Quantificato in favore dei familiari un danno di poco inferiore ai 2,5 milioni per il crollo dell’edificio di via Campo di Fossa

L’AQUILA. Era diventato il mantra di migliaia di aquilani sopravvissuti al terremoto del 6 aprile 2009. Al punto da imprimerlo sugli striscioni in occasione delle proteste di piazza scaturite a seguito delle cosiddette sentenze choc, quelle cioè che identificavano come colposa la condotta tenuta da chi, quella notte, era rimasto sotto le macerie, per poi riemergere da quell’inferno di calcinacci dopo ore e ore di scavi, ormai senza vita. Oggi, però, quel “Le vittime non hanno colpa” è stato fatto proprio anche dai giudici della Corte d'Appello dell’Aquila, che alla vigilia del 16° anniversario dalla morte atroce di 309 persone, hanno ribaltato la sentenza di primo grado annullando, di fatto, quella contestata decurtazione del 30% sulla quota di risarcimento da destinare ai familiari.

Decurtazione dovuta, secondo il precedente verdetto, alla condotta incauta di chi, dopo le prime due scosse della sera del 5 aprile, aveva poi deciso di rientrare in casa, o di non uscire affatto. Una sentenza che non teneva conto, però, di come la città fosse in realtà interessata da uno sciame sismico che infieriva ormai da mesi, con scosse di medio-bassa intensità a cadenza pressoché quotidiana, né dell’ambiguità riguardo l’esito della famosa riunione della Commissione grandi rischi, chiamata a dare una risposta a oltre 50mila cittadini allarmati, e invece risoltasi in «un’operazione puramente mediatica», come drammaticamente ammesso dall’allora capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, che mai si aspettava di essere intercettato.

«Si è trattato», secondo i giudici della Corte d’Appello dell’Aquila, «di una decisione di effetto dirompente, anche perché, nonostante la gravità del postulato, non contiene sul punto un’adeguata motivazione, e, ancor prima, una doverosa analisi della vicenda concreta e dei principi giuridici applicati. Nel caso in esame, peraltro, senza dunque una approfondita analisi della vicenda concreta, il giudice di I grado ha basato il ritenuto concorso colposo delle vittime sulla loro condotta – apoditticamente ritenuta “obiettivamente incauta” e consistita nel rimanere nell’edificio nonostante nella serata del 5 aprile e poco dopo la mezzanotte, si fossero verificate due scosse telluriche, come se il verificarsi di queste (delle quali neppure si deduce l’intensità), avrebbe imposto alla persona ragionevole di abbandonare l’edificio».

Le vittime, «in sostanza, avrebbero dovuto prefigurarsi che, dopo uno sciame sismico protrattosi per mesi, la scossa che sarebbe seguita sarebbe stata loro fatale, come se esistesse una evidenza scientifica in tal senso, il che risulta essere inaccettabile, senza considerare che, in concreto, l’edificio in questione – al netto delle deficienze strutturali – collassò immediatamente, al verificarsi del sisma delle 3.32, frustrando inevitabilmente ogni tentativo di fuga. Il motivo è pertanto fondato e impone la riforma, sul punto, della sentenza impugnata, dovendosi per intanto elidere dalle somme liquidate a titolo risarcitorio, la decurtazione del 30%».

La sentenza condanna in via solidale ministeri e le eredi Del Beato a corrispondere le seguenti somme: a Ferdinando Verzilli 332.435 euro, a Olga D’Eusanio 332.435 euro, a Gianfranco Verzilli 137.538 euro, a Maria Grazia Piccinini 340.257 euro, ad Alessandra Rambaldi 144.330 euro – ferma la somma di 180.000 euro già liquidata in primo grado, ma senza decurtazione del 30%, quale erede di Ferdinando Rambaldi, deceduto il 10 ottobre 2012, un totale di 324.330 euro – ad Antonia De Berardinis 332.435 euro a Maurizio Guercioni 142.632 euro oltre la somma di 90mila euro ciascuno quali eredi di Edmondo Guercioni, deceduto il 9 maggio 2013 e, quindi, 422.435 euro complessivi ad Antonia De Berardinis e 232.632 euro a Maurizio Guercioni – ferma restando la somma già liquidata in primo grado a titolo di danno patrimoniale. Tutte le somme sono liquidate all’attualità e su di esse, previa devalutazione alla data del sisma, sono dovuti gli interessi legali. Condanna», inoltre, i ministeri e le eredi Luigi Del Beato, «in solido tra loro, a corrispondere agli attori le spese legali, che liquida in 29.154 euro; condanna i ministeri, in solido, a risarcire il condominio Del Beato e Reale Mutua le spese di lite, che liquida in 22.867 euro ciascuno. Condanna infine gli attori, in solido, a risarcire al Comune e agli eredi di Cimino le spese legali, che liquida in 18mila euro ciascuno».

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