Sanità

Abruzzo, pediatri in pensione: i bambini restano senza medico

25 Febbraio 2025

In Abruzzo ci sono 115-120 pediatri. A Pescara nel periodo pre-Covid erano 48, dopo il Covid sono rimasti in 26. Il consigliere Mariani (Pd): «Era prevedibile la carenza di specialisti, intervenga la Regione»

L’Abruzzo dei bambini non è quello delle favole. Sempre meno bimbi a causa del vertiginoso calo della natalità, ma sicuramente troppi per il numero di pediatri, insufficiente a garantire cure e assistenza medica. Quella che appare come una contraddizione è in realtà la fotografia dell’attuale situazione che vive la nostra regione.

LA DENUNCIA DI MARIANI

«L’Abruzzo rischia di avere nei prossimi anni un serio problema legato alla carenza di medici pediatri», osserva il consigliere regionale del Partito democratico e presidente della commissione vigilanza, Sandro Mariani, «un tema che riguarda l’intero Paese dove, secondo i dati forniti dalla Fondazione Gimbe, nel 2026 l’età media di questi professionisti sarà prossima ai 70 anni, ovvero alla pensione, per questo diventa urgente per la Regione Abruzzo e per le Aziende sanitarie locali giocare d’anticipo e programmare un serio ricambio generazionale». Mariani sottolinea l’importanza sempre più strategica di questi professionisti che stanno pian piano diminuendo: «Da padre di una figlia di appena tre anni conosco il fondamentale ruolo di questi medici, quanto sia importante la loro presenza sul territorio per tanti genitori, urge quindi affrontare questa situazione in maniera strutturale prima che diventi una vera e propria emergenza abruzzese».

Nel Teramano, ad esempio, secondo il consigliere Mariani la problematica non riguarda solo le zone montane e i piccoli comuni, ma colpisce anche diverse realtà importanti sulla costa. «Mi sono state segnalate problematiche importanti anche in una grande realtà come quella di Roseto degli Abruzzi», dichiara, «dove, a causa di una serie di pensionamenti, mancano alcuni pediatri e stante la difficoltà nel trovare sostituti, la Asl ha deciso di concedere momentaneamente delle deroghe ai medici pediatri già in servizio così da poter aumentare il numero di bambini già assistiti. Una soluzione tampone questa che però preoccupa tante famiglie, aumenta il carico sui professionisti e non risolve la situazione».

Per questo il consigliere Dem presenterà un’apposita interrogazione nel corso dei prossimi Consigli regionali al fine di sensibilizzare la Giunta e l’assise tutta su questa situazione. «Invito l’assessore Nicoletta Verì e i vertici della sanità regionale a iniziare a lavorare in ottica futura per mappare la situazione nelle quattro province e definire le strategie più efficaci per farci trovare pronti nei prossimi anni ed avere un congruo numero di professionisti sul territorio».

I PEDIATRI

Il dottor Maurizio Lanci è il presidente regionale dei pediatri e conferma le difficoltà in Abruzzo. «Praticamente c’è un alto numero di pensionamenti», sottolinea, «legati sia all’età dei pediatri – molti arrivano da 30 anni di professione – sia perché il carico di lavoro è aumentato molto e anche i rapporti della nostra categoria con la parte pubblica non sono idillaci. Parliamoci chiaramente, le Asl tagliano dove vogliono loro. La burocrazia è aumentata moltissimo, vengono effettuate tagli su istituti contrattuali previsti e non pagati. In più c’è da dire che noi abbiamo un accordo integrativo regionale che va concluso, le trattative devono essere aperte». In sostanza, l’accordo nazionale è stato chiuso nel luglio 2024 e la legge prevede che a quello debba seguire un accordo regionale. «Da qui», aggiunge Lanci, «si decidono le norme che stabiliscono l’istituzione delle nuove carenze. È normale, quindi, che in alcune zone la carenza dei pediatri si faccia sentire ancora di più. In Abruzzo attendiamo fiduciosi».

i numeri

Oggi in Abruzzo ci sono 115-120 pediatri. «A Pescara», precisa il presidente della categoria, «nel periodo pre-Covid eravamo 48, dopo il Covid siamo rimasti in 26. Alcuni anni fa con il commissariamento della sanità, la Regione era divisa in piccoli ambiti territoriali e la legge prevedeva due pediatri ogni ambito. La Regione decise di creare mega ambiti e così quando andava via un pediatra, non veniva rimpiazzato. Per esempio a Penne c’erano cinque pediatri, ma oggi non c’è un pediatra stabile perché fa ambito con Penne e Collecorvino». Dei 145 pediatri operanti in Abruzzo nel periodo compreso dal 2021 al 2026 in 97 hanno compiuto 68 anni, pari al 66% del totale e quindi sono potenzialmente pensionabili. Nelle altre regioni il dato è più basso e si va dal 27% del Friuli al 57% delle Marche. Il fabbisogno nasce dalle leggi nazionali che prevedono che in ogni ambito debba esserci un pediatra ogni 600 bambini da 0 e 6 anni. Dopo i 6 anni il piccolo si può spostare anche sul medico di medicina generale. «È vero che molti sono andati in pensione», conclude Lanci, «ma c’è anche la denatalità, gli 0-6 anni sono di meno, ma i pediatri sono pieni grazie al gradimento dei genitori che li fanno restare fino a 14 anni». Come osserva il dottor Giuseppe Collacciani, già presidente regionale della Sip (Società italiana pediatria), «in Abruzzo avevamo due scuole di specializzazione, una a Chieti-Pescara e l’altra all’Aquila. Le scuole sono passate da due a uno. Da qualche anno la scuola dell’Aquila è stata riaperta, il numero di specializzandi è stato aumentato ed è salito fino a 10. Tra 5-6 anni ci sarà una certa pletora di pediatri, ma il buco degli specialisti si prevede nei prossimi due-tre anni».