Asili, vita dura per le giovani coppie
Chieti tra le città meno care d’Italia. A Pescara le rette più alte d’Abruzzo
PESCARA. Una spesa di 255 euro al mese per le famiglie abruzzesi. E’ il costo medio per mandare un figlio all’asilo nido, secondo una indagine tra caro rette e liste di attesa, condotta dalla rete di Cittadinanzattiva nei nidi comunali della regione. Il capoluogo più virtuoso è Chieti che, con 162 euro, compare al terzo posto nella classifica delle città meno care d’Italia, superata soltanto da Roma (146) e Cosenza (110).
Lo studio rivela che negli ultimi anni le tariffe sono rimaste pressoché invariate - l’Abruzzo è sotto la media nazionale (279 euro) - il problema è che il 30% dei bimbi non riesce ad accedere al servizio. Dura la vita per le giovani coppie, fra difficoltà nelle liste di ingresso, alti costi e disparità economiche anche all’interno dello stesso Abruzzo: si registra infatti una differenza di 168 euro tra il capoluogo più caro, Pescara (330 euro), e il meno caro, Chieti (162).
L’analisi dell’osservatorio prezzi & tariffe di Cittadinanzattiva ha considerato una famiglia tipo di tre persone (genitori e figlio 0-3 anni) con reddito lordo annuo di 44.200 euro e relativo Isee di 19mila. Oggetto della ricerca sono le rette applicate al servizio di asilo nido comunale per la frequenza a tempo pieno (in media, nove ore al giorno) e, dove non presente, a tempo ridotto (in media, 6 ore al giorno), per cinque giorni a settimana. Secondo la banca dati del ministero dell’Interno sulla fiscalità locale aggiornata al 2007, in Abruzzo ci sono 53 nidi comunali per 2.077 posti disponibili.
Il maggior numero di asili è presente nella provincia di Chieti (20, con 875 posti). A fronte di 2977 domande presentate, in Abruzzo il 30 per cento dei richiedenti rimane in lista di attesa rispetto a una media nazionale del 25%. Considerando i capoluoghi di provincia, Pescara presenta le liste di attesa più alte con il 55% di domande respinte, seguita da Chieti (32%). «In tema di nidi comunali» commenta Antonio Gaudioso, vicesegretario generale e responsabile delle politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva, «l’Italia sconta un ritardo strutturale conclamato, espressione di una attenzione alle esigenze delle giovani coppie vera soltanto sulla carta.
In questi anni, infatti, molti amministratori hanno parlato di tutela della famiglia e di asili nido solo in campagna elettorale e pochissimi hanno fatto qualcosa. Ci aspettiamo che con queste amministrative i candidati prendano impegni concreti e misurabili. Federalismo, d’altra parte, vuol dire soprattutto questo: prendersi impegni e mantenerli. E quello degli asili nido è un modo concreto, non retorico di prendersi cura delle famiglie e dei loro bisogni».
Facendo un confronto tra i posti disponibili e la potenziale utenza (numero di bambini in età 0-3 anni) in Abruzzo la copertura potenziale del servizio è del 4,8 per cento, a fronte di una media nazionale del 5,8%. Scarsa anche la correlazione tra la presenza di strutture per la prima infanzia e il tasso di occupazione femminile. In Abruzzo, si arriva infatti al 44%, che è leggermente sotto la media italiana (46,1%). Ma, in questo caso, il ritardo più profondo è quello che si misura tra l’Italia e gli altri Paesi europei. (cr.re.)
Lo studio rivela che negli ultimi anni le tariffe sono rimaste pressoché invariate - l’Abruzzo è sotto la media nazionale (279 euro) - il problema è che il 30% dei bimbi non riesce ad accedere al servizio. Dura la vita per le giovani coppie, fra difficoltà nelle liste di ingresso, alti costi e disparità economiche anche all’interno dello stesso Abruzzo: si registra infatti una differenza di 168 euro tra il capoluogo più caro, Pescara (330 euro), e il meno caro, Chieti (162).
L’analisi dell’osservatorio prezzi & tariffe di Cittadinanzattiva ha considerato una famiglia tipo di tre persone (genitori e figlio 0-3 anni) con reddito lordo annuo di 44.200 euro e relativo Isee di 19mila. Oggetto della ricerca sono le rette applicate al servizio di asilo nido comunale per la frequenza a tempo pieno (in media, nove ore al giorno) e, dove non presente, a tempo ridotto (in media, 6 ore al giorno), per cinque giorni a settimana. Secondo la banca dati del ministero dell’Interno sulla fiscalità locale aggiornata al 2007, in Abruzzo ci sono 53 nidi comunali per 2.077 posti disponibili.
Il maggior numero di asili è presente nella provincia di Chieti (20, con 875 posti). A fronte di 2977 domande presentate, in Abruzzo il 30 per cento dei richiedenti rimane in lista di attesa rispetto a una media nazionale del 25%. Considerando i capoluoghi di provincia, Pescara presenta le liste di attesa più alte con il 55% di domande respinte, seguita da Chieti (32%). «In tema di nidi comunali» commenta Antonio Gaudioso, vicesegretario generale e responsabile delle politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva, «l’Italia sconta un ritardo strutturale conclamato, espressione di una attenzione alle esigenze delle giovani coppie vera soltanto sulla carta.
In questi anni, infatti, molti amministratori hanno parlato di tutela della famiglia e di asili nido solo in campagna elettorale e pochissimi hanno fatto qualcosa. Ci aspettiamo che con queste amministrative i candidati prendano impegni concreti e misurabili. Federalismo, d’altra parte, vuol dire soprattutto questo: prendersi impegni e mantenerli. E quello degli asili nido è un modo concreto, non retorico di prendersi cura delle famiglie e dei loro bisogni».
Facendo un confronto tra i posti disponibili e la potenziale utenza (numero di bambini in età 0-3 anni) in Abruzzo la copertura potenziale del servizio è del 4,8 per cento, a fronte di una media nazionale del 5,8%. Scarsa anche la correlazione tra la presenza di strutture per la prima infanzia e il tasso di occupazione femminile. In Abruzzo, si arriva infatti al 44%, che è leggermente sotto la media italiana (46,1%). Ma, in questo caso, il ritardo più profondo è quello che si misura tra l’Italia e gli altri Paesi europei. (cr.re.)