La premier Meloni sui dazi imposti da Trump: “La scelta Usa è sbagliata, ma non è una catastrofe”

4 Aprile 2025

Giorgia Meloni organizza una task force a Palazzo Chigi con i ministri. L’obiettivo è un accordo con Washington senza rispondere con le stesse misure

ROMA. L'obiettivo è arrivare a un accordo con gli Stati Uniti, in una cornice europea, ma senza «rispondere ai dazi con i dazi». Pressando pure Bruxelles per un cambio di passo, anche per «una necessaria revisione del Patto di stabilità». E nel frattempo studiare come tutelare i settori produttivi più colpiti, con cui ci sarà un confronto la prossima settimana. Si articola così la strategia con cui il governo prova a far fronte alle barriere commerciali elevate da Donald Trump. I dazi sono «una scelta sbagliata», ha ribadito Giorgia Meloni, «un altro problema da risolvere» ma «non è la catastrofe che alcuni stanno raccontando». Perché il mercato americano «alla fine vale il 10%» dell'export italiano, ha detto ieri la premier al Tg1 dopo una giornata aperta dal vertice con i ministri e proseguita con una serie di colloqui con altri partner internazionali. Sono forti le pressioni da fronteggiare, da parte delle categorie imprenditoriali, e all'interno di una maggioranza in cui la consapevolezza di dover trattare a livello Ue si scontra con gli affondi della Lega, secondo cui la via migliore resta quella dei negoziati bilaterali. Non a caso, fra i messaggi di Meloni, c'è stato anche un invito a non gettare benzina sul fuoco. Matteo Salvini ieri di primo mattino ha riunito il gruppo economico del suo partito, ribadendo che «se gli Usa hanno deciso di tutelare le proprie imprese, è necessario che l'Italia continui a difendere con determinazione il proprio interesse nazionale anche alla luce dei troppi limiti dell'Europa». Nei commenti leghisti non c'è traccia di critiche alla mossa di Trump, che anche Meloni, dopo settimane di ragionamenti cauti, ha definito «sbagliata» perché «non conviene a nessuna delle parti». La premier, raccontano fonti informate, sperava fino all'ultimo in un trattamento più favorevole nei confronti dell'Italia. Anche se da qualche tempo era entrata nell'ordine di idee di fronteggiare lo scenario che si è materializzato nel 20% sul tabellone di Trump. È «uno snodo difficilissimo», avrebbe ragionato con i suoi Meloni, determinata però a evitare che la drammatizzazione della situazione crei condizioni ancora meno favorevoli, paralizzando l'economia. Reagire con «dazi contro dazi» può fare più male all'Italia che ad altri, assicura: «Bisogna aprire una discussione franca, nel merito, con gli americani con l'obiettivo di rimuoverli, non di moltiplicarli». Un punto di caduta considerato positivo potrebbe essere dimezzarli al 10%. Un pensiero, ragiona un ministro, accompagnato dall'idea che Trump rischi un boomerang recessivo. D'altro canto Meloni chiede all'Ue una serie di sforzi, «per rimuovere i dazi che si è autoimposta», con gli effetti del Green Deal sull'automotive, burocrazia che «soffoca» e un Patto di stabilità da «rivedere».