Pescara

Minorenne accoltellato sulla strada parco, il drammatico racconto della vittima: “Scappavo e mi colpiva alla schiena”

19 Marzo 2025

Il minorenne ferito: “Se la stava prendendo col mio amico e mi sono messo in mezzo per difenderlo”. E l’aggressore 21enne resta in carcere. Il gip: “chiunque può essere bersaglio della sua cieca violenza”

 PESCARA. Dovrà restare in carcere l’accoltellatore che la sera del 6 marzo scorso, lungo la strada parco, ha pugnalato tre volte un minorenne che, insieme ad alcuni amici, stava guardando una partita di calcio sul telefonino. Ieri il gip del tribunale di Pescara, Giovanni de Rensis, ha interrogato l’arrestato, D.E.G., 21 anni, di origini lombarde ma residente a Montesilvano, accusato di tentato omicidio, tentata rapina e porto abusivo di coltello, disponendo nei suoi confronti la misura cautelare in carcere. La ricostruzione, precisa e concordante in ogni dettaglio di quella improvvisa aggressione, è stata fornita ai carabinieri di Montesilvano dagli amici presenti a quella aggressione nata, sembra, per futili motivi: per uno sguardo di troppo rivolto alla ragazza che era in compagnia dell’aggressore. Ragazza che sembra sia stata segnalata alla procura dei minori dell’Aquila in quanto avrebbe assistito a tutta la scena e poi sarebbe fuggita con l’aggressore senza denunciare nulla, e quindi favorendo la sua fuga. La vittima, ricoverata in ospedale, in un primo momento sembrava non in pericolo di vita, poi le sue condizioni si sarebbero fatte più delicate, tanto che i medici si erano riservati la prognosi. Il primo racconto è della giovane vittima: «Erano quasi le 23 e stavo per strada, in via Marinelli, con un mio amico, vedendo una partita di calcio sul telefonino. Si avvicinano un ragazzo ed una ragazza (lui con un piercing alla guancia, elemento molto utile per individuarlo facilmente ndr) e lui comincia a inveire contro di noi, dicendo che stavamo guardando la sua ragazza. Poi cercava di aggredire fisicamente il mio amico e allora mi mettevo di mezzo per aiutarlo. Ma il ragazzo iniziava a prendersela con me. Prima mi colpiva con dei pugni ma riuscivo a pararli, allora estraeva un coltello a scatto e mi dava un fendente al costato. Iniziavo a scappare verso casa e mi colpiva con altri fendenti alla schiena. Arrivato all'altezza del semaforo di corso Umberto, mi intimava di dargli dei soldi o il telefono, altrimenti avrebbe continuato a darmi coltellate. Io continuavo a scappare e riuscivo a tornare a casa e chiudermi dentro il cortile».

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