Il Lanciano in emergenza nel momento più difficile

7 Dicembre 2015

Mercoledì al Biondi i rossoneri chiamati al riscatto contro la corazzata Cagliari Ma i problemi restano: uomini contati a centrocampo e tifosi scontenti

LANCIANO. Nel frangente più difficile arriva la squadra più temibile: dopo il naufragio di Novara la Virtus Lanciano, mercoledì alle 18.30, è chiamata a rialzare la testa di fronte al Cagliari, favorito per il passaggio in serie A nonché per il primo posto.

Dire che non è il momento ideale per ricevere i sardi, che ieri hanno agguantato l’1-1 contro il Como all’ultimo respiro, è un eufemismo: i rossoneri, e con loro l’allenatore Roberto D’Aversa, tornano dal Piemonte dopo aver fatto due passi indietro rispetto a quello in avanti visto col Latina.

Nel secondo tempo del Piola la squadra è crollata. Certamente l’undici di Marco Baroni è nel complesso superiore, ma povertà di idee, scarso mordente e incapacità non solo di aggredire ma anche di arginare, riconsegnano una Virtus che oggi demoralizza come non mai i suoi tifosi. Dopo una prestazione del genere serve il pronto riscatto. Ai problemi già esistenti però si aggiungono infortuni e squalifiche. Carlo Mammarella ha rimediato il quinto giallo e sarà appiedato dal giudice sportivo: chi lo sostituirà? Con la Salernitana è apparsa discutibile la scelta di chiamare in causa Elio De Silvestro, per la prima volta terzino nonostante sia arrivato come esterno d’attacco. Non recupera Federico Amenta: lo strappo alla coscia gli sta dando più problemi del previsto e mancherà ancora per un po’. A centrocampo invece D’Aversa ha gli uomini contati: Armin Bacinovic e Domenico Di Cecco sono squalificati; Zé Eduardo è alle prese con una distorsione che sabato l’ha costretto al forfait dopo una ventina di minuti. Sembrano obbligate le soluzioni per una mediana che al Piola ha fatto il paio con una difesa decisamente insufficiente. Più che dalle strategie del turn over, la formazione di mercoledì sarà frutto di scelte limitate: inutile mettere l’accento su quanto guadagni il Cagliari nel confronto tra “ricambi”. Ciò che si può recuperare è quello “spirito Virtus” tante volte tirato in ballo, ma che a Novara non s’è visto granché: neanche quando il tesoretto della mezzora in superiorità numerica poteva essere investito meglio. Anche su questo D’Aversa dirà la sua tra oggi e domani, quando tornerà a parlare dopo l’assenza forzata nella sala stampa del Piola, causata da un malore che comunque non pare dovuto alla tensione della gara. E magari chiarirà il perché di quel cambio Ferrari-Padovan che ha stupito un po’ tutti, in preparazione prima del gol e fatto ugualmente nonostante il pareggio. Su tutto questo bagnato, rischia inoltre di piovere una tensione latente nell’ambiente rossonero.

Sulla carta non era coi sardi che si dovevano conquistare punti vitali. Adesso invece sì: contro i rossoblù un risultato utile serve come il pane, perché un girone di ritorno a ritmo da play off appare una chimera, e per arrivare a 48-50 punti il 20 maggio bisogna girare ad almeno 22-24 il 27 dicembre. In cinque partite ci si può permettere al massimo un altro passo falso, ma commetterlo ora farebbe balzare alle stelle il clima di pessimismo che nella tifoseria sta montando intorno a squadra, allenatore e società. Perché è inutile girarci intorno: indipendentemente da quale di queste componenti venga ritenuta più responsabile di un’altra, dopo Novara il credito del quale gode la Virtus nel suo complesso è calato drasticamente, e la contestazione eclatante è dietro l’angolo.

Andrea Rapino

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