Pescara in crisi di risultati. E Sebastiani sfiora la rissa

Faccia a faccia tra presidente e un tifoso fuori dallo stadio dopo la sconfitta con la Spal: «Portatemi chi compra e me ne vado». Zeman: «Dobbiamo insistere e migliorarci»
PESCARA. Il presidente Daniele Sebastiani, preso di mira ancora una volta dalla contestazione dell’Adriatico, in particolare da tifosi presenti in tribuna Maiella, dopo la sconfitta di ieri sera contro la Spal ha perso le staffe: avvicinato da un tifoso che lo insultava, il numero uno della società ha risposto per le rime. È stato fermato da coloro che aveva vicino, evitando così un parapiglia che avrebbe reso ancora più amara la notte dell'Adriatico.
«Per i risultati, abbiamo toccato il fondo», dice Sebastiani, «ma obiettivamente non meritavamo di perdere. La rabbia da parte di tutti ci sta. È mancato un pizzico di cattiveria in più dei giocatori. E di attenzione. Non possiamo prendere il gol dell’1-1 in quel modo. Poi abbiamo sbagliato un rigore e preso una traversa, mentre loro con mezzo tiro si prendono tre punti».
La classifica peggiora: «Se perdi e gli altri vincono, è chiaro che diventa preoccupante. Abbiamo tempo per recuperare. Sono arrabbiato perché quando si perde è così. Ma questa è la C, dobbiamo calarci meglio nella realtà. La contestazione verso tutti? Quando si perde, come a Gubbio, è chiaro che ci siano rabbia e contestazione, ma questo clima c’è dalla prima giornata. Il problema sono io? A fine anno metto a posto tutto e qualcuno può venire con una fidejussione di 350mila euro, e non solo, per iscrivere la squadra. Portassero una persona di loro gradimento e mi faccio da parte. Io vengo a vedere la partita, non a prendere insulti. Dove sono le persone che vogliono prendere il Pescara e fare quello che ha fatto Sebastiani negli ultimi dieci anni? Contestare senza fare nulla non serve. Se poi vogliono ripartire dall’Eccellenza, a giugno non iscrivo la squadra e li faccio contenti».
A febbraio è tempo di primi bilanci: «A vedere i risultati, il bilancio non è positivo. Forse abbiamo sbagliato a costruire la squadra. Ma non credo sia inferiore alle altre. A parte la figuraccia di Gubbio, in cui mi sono vergognato, il Pescara non ha mai demeritato».
Zeman rischia la panchina? «Qui non rischia niente nessuno. Il Pescara è questo, queste le possibilità che abbiamo. Mi mettessero per iscritto che non devo iscrivere la squadra in C e li accontenterò. A giugno chiudo il mio bilancio, pago quello che devo pagare, incasso quello che mi spetta e vado via. Se qualcuno vuole investire in C al mio posto, sono pronto a lasciargli il posto».
Zdenek Zeman è visibilmente contrariato dopo l’ennesima sconfitta stagionale: «Toccato il fondo? Quando si perde è sempre brutto», afferma l’allenatore, «la squadra non meritava di perdere».
Pescara messo male sul gol del pari di Antenucci: «È stato un contropiede, pensavamo fosse fuori gioco, ma non credo ci fosse. Preso il solito gol, ma il gol fa parte del calcio».
Come si esce da questa crisi? «Cercando di insistere, di migliorare. Per me non abbiamo fatto una brutta partita: eravamo abbastanza aggressivi, forse troppo lenti nel primo tempo in costruzione, ma abbiamo giocato».
Tunjov rimasto fuori contro la sua ex squadra: «Mi serviva aggressione, i tre nel mezzo erano messi bene, tranne Squizzato che difficilmente vedremo mai aggressivo».