Dopo le trivelle la lotta si sposta sull’inceneritore

21 Gennaio 2016

Quindici Regioni su 20 dicono sì al decreto per 8 impianti. Uno sarà realizzato in Abruzzo. No di Mazzocca

PESCARA. La partita sulle trivelle non è ancora completamente chiusa, ma ecco che si fa più concreto in Abruzzo un altro “spauracchio”: l’inceneritore di rifiuti. Con immancabili polemiche e l’annuncio dell’avvio di un altro braccio di ferro tra Regione e governo Renzi.

Ieri è successo che 15 Regioni su 20 hanno detto sì alla decreto Sblocca Italia nella parte in cui esso prevede la realizzazione di 8 inceneritori, uno dei quali in Abruzzo.

Un sì condizionato ad alcuni emendamenti e osservazioni relative all’integrazione tra i piani regionali dei rifiuti e il piano nazionale, ma che non è stato condiviso da altri 5 regioni: il nostro Abruzzo e poi Lombardia, Marche, Umbria e Molise, ognuna con motivazioni diverse.

Il sottosegretario con delega all'Ambiente Mario Mazzocca (Sel), presente alla riunione, ha subito spiegato che le valutazioni effettuate dal governo non coincidono con i dati tecnici a disposizione e non sono adeguate alle particolari ed intrinseche condizioni del territorio regionale, sia sotto il profilo geomorfologico che microclimatico. « Inoltre», aggiunge, «l'atto di indirizzo finalizzato alla compiuta definizione del nostro Piano regionale di gestione dei rifiuti non prevede la realizzazione in Abruzzo di inceneritori o termovalorizzatori di sorta».

Anche al fine di non inasprire il confronto e su espresso invito del presidente Bonaccini a »guardare bene gli emendamenti», ricordando al contempo che attualmente sono 15 le Regioni che hanno dato parere favorevole ma decisamente condizionato, è intervenuto il sottosegretario Bressa che ha proposto di rinviare il punto ad una conferenza straordinaria che si terrà probabilmente il 29 gennaio. Poi, l’ultima parola spetterà al ministro Guidi.

Per l’Abruzzo lo spettro dell’inceneritore era stato avvistato fin dai mesi scorsi, prima che si discutesse del referendum contro le trivellazioni, ad opera di M5s che aveva anche tentato di portare in consiglio regionale la vicenda affinché si potessero già mettere dei paletti. Un iter che ricorda quello seguito in questi anni proprio per le perforazioni petrolifere – vedi il progetto offshore di Ombrina Mare 2 – previste poi nello Sblocca Italia, con il braccio di ferro ingaggiato con il governo e sulle quali (sembra) sia stata fatta marcia indietro grazie soprattutto a una forte volontà popolare. Sarà così anche per l’inceneritore?

«Attenderemo di nuovo al varco l’invasore Renzi», dicono al Forum H2o annunciando la resistenza a oltranza: «La lezione di Ombrina non pare aver portato a più miti consigli il presidente del Consiglio e la sua maggioranza». Gli ambientalisti ricordano come d’altra parte una direttiva europea sui rifiuti bocci l’incenerimento ponendolo dal 2008 l al quarto posto in una scala di cinque opzioni, appena prima delle discariche.

«Al business delle discariche si sostituisce quello dell'incenerimento, ma il risultato è che continueremo ad avere percentuali basse di raccolta differenziata», è l’amaro commento che traggono da questa storia Maurizio Acerbo, componente della segreteria nazionale Prc e Marco Fars, segretario regionale del partito.(a.mo.)

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