Sigilli all’azienda costruita sul terreno agricolo
Sequestrata anche la villa di due piani con piscina, il proprietario produce bitume
TERAMO. Un impianto per fare il bitume, un capannone per gli attrezzi da lavoro e una villa di due piani con piscina: tutto sarebbe stato costruito su un terreno agricolo senza rispettare le norme edilizie e ignorando quelle ambientali. E’ quello che sostengono vigili urbani e Forestale, che ieri hanno sequestrato la casa, il magazzino e l’impianto di lavorazione. Tre, almeno per ora, le persone indagate.
Il blitz degli agenti della polizia municipale di Teramo e della Forestale di Torricella Sicura è scattato all’alba di ieri, dopo mesi di indagini e sopralluoghi. L’area sequestrata si estende per circa due ettari e si trova a Piano d’Accio, a ridosso del piccolo centro abitato. Da ieri tutta la zona è circoscritta da un nastro che delimita la zona per cui sono scattati i sigilli. I tre indagati, tra cui l’imprenditore titolare dell’impianto di bitume che è anche il proprietario della casa, sono accusati di abusi edilizi per aver costruito casa, capannone e impianto su un terreno agricolo e senza rispettare tutte le norme, ma anche di inquinamento ambientale.
All’interno dell’area, infatti, sono stati trovati numerosi cumuli di rifiuti, soprattutto inerti. Secondo vigili e Forestale gli inerti sono classificati come rifiuti speciali e quindi devono essere smaltiti seguendo particolari normative. Cosa che, in questo caso non sarebbe stata fatta. Sul fronte delle violazioni edilizie, invece, i vigili urbani contestano numerose irregolarità. Secondo gli agenti di polizia municipale, agli ordini del comandante Adalberto Di Giustino, la villa a due piani, con tanto di piscina, e il capannone utilizzato per rimettere gli attrezzi di lavoro dell’impresa, sarebbero stati realizzati in parziale difformità del progetto originario e quindi della relativa concessione edilizia. Sempre per l’accusa anche il piccolo impianto per la produzione di bitume sarebbe stato sistemato nell’area agricola senza tutte le dovute autorizzazioni, a cominciare da quelle riguardanti le norme di tutela ambientale.
E, sempre sul fronte ambientale, vigili e forestale hanno accertato che all’interno dell’area sequestrata c’è un piccolo fosso che recentemente risulta essere stato riempito di terra. Indagini sono in corso per vedere che tipo di terra è stata usata e, soprattutto, per accertare se siano stati utilizzati rifiuti inerti. Ieri mattina, dopo il blitz, un rapporto è stato rimesso al sostituto procuratore Stefano Giovagnoni, il pm di turno. Per il momento gli indagati sono tre, ma i vigili non escludono che nel corso delle ulteriori indagini il numero delle persone iscritte nel registro degli indagati possa aumentare.