«Vado via con L’Aquila nel cuore»

La promessa di Obama: «Questa città distrutta sarà ricostruita. Siete un esempio di come reagire alle tragedie»
L'AQUILA. «Grazie L'Aquila. Sarai ricostruita. Tornerai al tuo splendore. Non scorderemo mai il coraggio e la gentilezza della tua gente». Il presidente Barack Obama apre, con un omaggio alla città devastata da un disastro naturale, il suo bilancio di un vertice G8 dedicato a salvare il mondo da altri disastri, tutti invece di natura umana. Si è commosso il presidente degli Stati Uniti tra le macerie della città ferita dal terremoto, così come si è commossa la moglie Michelle.
«Ci avete dato un esempio di come reagire alle tragedie», afferma ancora Obama, «sarete sempre nel nostro cuore e nelle nostre preghiere». Obama ha ringraziato anche «il premier Berlusconi ed il popolo italiano per la straordinaria ospitalità e il duro impegno messo nella organizzazione di questo vertice» che il presidente Usa ha definito molto produttivo. È un vertice dove Obama ha assunto decisamente la guida su alcuni dei problemi che sono pi vicini al suo cuore - come il clima, la proliferazione nucleare, la fame nel mondo - tutti problemi che non possono essere risolti da una sola nazione: «Occorre rispondere insieme cercando di plasmare il nostro futuro se vogliamo evitare che siano gli eventi a plasmarlo per noi sicuramente in modo disastroso».
Ma tutto assume un tocco personale per Obama. Così ai leader chiamati a decidere in che misura aiutare i Paesi che muoiono di fame ricorda che suo padre viene dal Kenya, che i suoi familiari rimasti in quell'angolo di Africa lottano ancora contro la povertà, che suo cugino non riesce a trovare un lavoro a Nairobi senza pagare una bustarella: «La fame nel mondo è un fatto personale per me», ricorda, «è qualcosa che riguarda anche i miei familiari che vivono in Africa».
A Praga, in aprile, Obama ha espresso la sua visione di un mondo senza armi nucleari. A Mosca, pochi giorni fa, ha firmato con la Russia uno storico accordo sul disarmo. All'Aquila ha annunciato un vertice globale nucleare da tenere in marzo a Washington. Tutti passi avanti verso la realizzazione del sogno espresso dalla maglietta pacifista che la figlia undicenne Malia ha esibito nelle sue passeggiate romane.
La vera sfida adesso all'Iran. Dal G8 Obama ha lanciato un ultimatum: Teheran ha tempo fino a settembre per cambiare strada sul suo programma nucleare. Poi la comunità internazionale dovrà prendere ulteriori azioni: «Non possiamo aspettare all'infinito consentendo all'Iran di sviluppare un'arma nucleare». A chi gli chiede se sia deluso che il G8 non abbia prodotto nuove sanzioni contro Teheran, Obama ha risposto che non era mai stato ipotizzato: «Abbiamo ottenuto esattamente quello che volevamo qui al G8 cioè una forte condanna per il terribile trattamento inflitto alle persone che protestavano pacificamente in Iran dopo le elezioni». Alla domanda se l'epoca del G8 sia già finita, Obama risponde che si tratta di una iniziativa nata trenta anni fa che adesso mostra la corda: «Ma sul formato ideale ci saranno molte discussioni anche perché nessuno vuole restare escluso. Ho notato che ognuno desidera il più piccolo gruppo possibile che però non lo escluda», ha scherzato Obama. «Se un Paese il ventunesimo del mondo allora chiederà un G21, e così via. Ma non si possono ormai affrontare le sfide globali senza grandi potenze come Cina, India e Brasile o con l'assenza di interi continenti come l'Africa o come l'America Latina. Ma una cosa è certa: ci sono troppi vertici. Bisogna diminuirli», afferma, «sono presidente da soltanto sei mesi e già ne ho fatti diversi. Dobbiamo semplificare il calendario e renderli più efficaci». Al G8 dell'Aquila Obama si è confermato il leader più carismatico del pianeta: è stato accolto da un applauso dagli altri colleghi quando si è presentato per la foto di famiglia del G14. Ha ricevuto in dono una maglietta di calcio del Brasile e un libro d'arte da 24 chili. Ha giocato a basket e ha stretto la mano a decine di leader, compreso Gheddafi. Sempre sorridendo, sempre pronto alla battuta e alla pacca sulle spalle. Ma il momento più emozionante è stato la passeggiata in maniche di camicia tra le rovine dell'Aquila: «Non vi scorderemo», ha detto Obama. Aggiungendo, in italiano, una parola finale: «Arrivederci».