Zafferano, il prezioso “oro rosso” importato nel ’500 dalla Spagna

21 Ottobre 2012

L’AQUILA. Lo chiamano “oro rosso” di Navelli, e non a torto. Da secoli preziosa risorsa per il territorio, lo zafferano viene coltivato in un altipiano che si estende per circa dieci ettari, tra...

L’AQUILA. Lo chiamano “oro rosso” di Navelli, e non a torto.

Da secoli preziosa risorsa per il territorio, lo zafferano viene coltivato in un altipiano che si estende per circa dieci ettari, tra borghi e castelli. Una storia antica, che risale al 1300 quando il “crocus sativus”, nome scientifico della zafferano, fu importato dalla Spagna. Il padre domenicano Santucci, originario di Navelli, portò nel paese di origine i primi, preziosi, bulbi. Era il tempo di Filippo II d’Asburgo, re di Spagna, di Napoli e di Sicilia fino al 1598. Durante il suo regno la potenza spagnola conobbe forse la sua acme, e soprattutto fu florido il commercio con tutta l’Europa.

Vuoi per il clima favorevole, vuoi per la dedizione degli abitanti del posto nella cura del fiore dalle sfumature violette, lo zafferano di Navelli diventò ben presto ricchezza e risorsa, venduto e apprezzato in tutto il mondo per il gusto e le qualità organolettiche.

Nel XV secolo, i principali mercati di smercio erano i centri di Venezia e Milano, e fuori d’Italia anche Madrid, Dresda e Vienna. Da qui, la tradizione lombarda, ancora oggi radicata, del risotto “alla milanese”, cucinato con pistilli di zafferano. Ingrediente raffinato in cucina, veniva utilizzato anche in profumeria o come preparato medicamentoso, per le sue proprietà coloranti, valido alleato nella preparazione dei dolci e dei liquori.

Con la polvere colorata del crocco si profumavano, inoltre, i guanciali e i pavimenti delle case nobiliari, si tingevano vesti e tessuti, gli artisti dipingevano affreschi e tele. Navelli conserva intatto il fascino di quei tempi, incastonato tra i monti, tutt'intorno scorci paesaggistici suggestivi. L'oro rosso è ancora una preziosa risorsa per il territorio.

La lavorazione dello zafferano richiede, infatti, impegno e passione. Avviene tutta a mano. Per ottenere un chilo di zafferano in fili, in più pregiato, occorrono circa 200mila fiori. Ma il risultato non delude: tostato o polverizzato, fornisce un aroma inconfondibile. La raccolta avviene tra ottobre e novembre, quando l'altopiano di Navelli si presenta come un'immensa distesa rosso- violacea. I tre stimmi rossi del fiore vengono separati ed essiccati: il miracolo dell'oro rosso è compiuto. (m.p.)

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