26 febbraio

Oggi, ma nel 1815, a Portoferraio, sull’Isola d’Elba, allora principato, il condottiero corso Napoleone Bonaparte fuggiva, dopo 10 mesi di prigionia, a bordo della nave “Incostant”, aiutato, tra l’altro dalla madre Maria Letizia che gli aveva fornito anche i risparmi, motivando il tutto con l’essere reclamato dalla Francia e dai francesi.
Il proposito di lasciare la reclusione insulare era maturato da tempo nella mente di “N”, e la realizzazione del piano avveniva, di fatto, approfittando del giorno di rientro del colonnello scozzese Neil Campbell, principale commissario delle potenze europee alleate -Prussia, Austria, Russia e Francia, che col trattato di Fontainebleau, dell’11 aprile 1814, avevano deciso l’abdicazione e il conseguente esilio napoleonico, con tanto di sontuoso appannaggio a spese del governo di Parigi- incaricato di scortare, di assistere e di sorvegliare l’illustre detenuto, che il 15 febbraio precedente si era dovuto recare a Firenze, in realtà era anche sgattaiolato a Livorno per andare a rendere visita alla sua amante (nella foto, particolare, il grande stratega in procinto di salpare, eternato nell’opera di Joseph Beaume intitolata proprio “Napoleon ler quittant l’ile d’Elbe. 26 fevrier 1815”, olio su tela, di 164 x 276 centimetri, del 1836, custodita nel Museo navale e napoleonico di Cap d’Antibes, in Costa Azzurra).
Per questo suo gesto Campbell, ufficiale dell'esercito britannico, del 1776, che tra l’altro era il vero informatore di Napoleone su quanto accadesse al di fuori della restrizione di libertà imposta, e il rifornitore di giornali transalpini all’ospite di alto rango, verrà tragicamente bollato a vita come “l’uomo che abbia lasciato fuggire Boney”. Tra l'altro non verranno esclusi ipotetici accordi tra i due, stando alle ricostruzioni informate che formuleranno gli addetti ai lavori. Tecnicamente l’Isola d’Elba era stata trasformata, il 13 aprile 1814, in principato, come anticipato, e Napoleone -di Ajaccio, classe 1769, che era già stato imperatore dei francesi, dal 18 maggio 1804 all’11 aprile 1814, e re d’Italia, dal 17 marzo 1805 alla già menzionata data dell’11 aprile 1814- ne era stato proclamato sovrano. Il suo potere, sulla carta, si estendeva anche all’arcipelago toscano, ovvero alle isole di Montecristo, di Giannutri, di Gorgona e di Pianosa, con esclusione della sovranità sulle isole del Giglio e di Capraia- ma il contesto era davvero ristretto per le ambizioni politiche non ancora sopite né tantomeno accantonate definitivamente attuabili solo ed esclusivamente col rientro in Patria e il ritorno a rivestire il ruolo di imperatore dei francesi dal 20 marzo al 22 giugno di quel 1815.