Abruzzo

«Ho occupato a 84 anni e continuo a lottare per un futuro che non vedrò», la battaglia di Anna Caruso

5 Aprile 2025

Aumento delle tasse e occupazione del Consiglio Regionale. L’esponente della Cgil canta “Bella Ciao” e protesta insieme ai suoi compagni in Aula: «Teppa rossa? Sono orgogliosa di esserlo. E se Marsilio vuole mi denunci pure»

L’AQUILA. Se nella vita vince chi lotta, c’è chi ci sta provando fino all’ultimo e fino all’ultimo lo farà, perché non ha intenzione di tirarsi indietro. Neppure a 84 anni, e quando, augurandole il meglio, il futuro lo lascerà nelle mani delle nuove generazioni. «Io lotto finché avrò gli occhi aperti», dice a piena voce Anna Caruso, l’84enne aquilana (nata a Castel di Sangro) che giovedì mattina ha sventolato la bandiera di Rifondazione comunista dentro la sala Spagnoli del Consiglio regionale. Con attorno al collo il fazzoletto rosso della Cgil, ha cantato anche lei “Bella Ciao” e si è seduta al posto del presidente della Regione Marco Marsilio. «Perché se nella vita vuoi qualcosa, devi lottare. Senza lotte non si è mai ottenuto nulla». La denuncia alla polizia? «Ma magari, lo facessero pure».

E se le foto di giovedì l’hanno immortalata circondata dagli agenti di polizia, alti e grandi il doppio di lei, Anna Caruso in realtà ci è andata a braccetto: «Stavano facendo solo il loro lavoro, sono stati educatissimi. Mi hanno persino ripreso dicendomi: signora, si sieda bene altrimenti cade». Ma quella di giovedì è stata solo l’ennesima delle proteste a cui l’84enne ha partecipato: il vento di rivolta soffia dentro di lei da quando era giovanissima. E così lo sarà ancora per molto tempo. «Io ho sempre voluto avere dei figli, ma adesso dico che è meglio così: che mondo gli avrei lasciato, solo guerre, morte e ingiustizie».

Signora Anna, a 84 anni che ci faceva in consiglio regionale durante una protesta contro l’aumento della tasse?

«Io mica mi sono andata a divertire, perché ad una certa età mi stanco. Ma non mi importa niente perché io devo difendere i miei diritti. E così ho fatto. Senza lotta non si ottiene nulla».

Mi spieghi meglio.

«Io sono pronta anche ad incatenarmi per i diritti. Senza lotte non c’è rispetto. Quello che accade in Regione si proietta poi nel piccolo, come accade nel Centro sociale San Basilio dove vado io. Non chiediamo tanto: una bacheca, una tv, un portaombrelli: l’essenziale. E nessuno ce li viene a portare. E così io lotto».

La polizia come l’ha trattata durante la protesta?

«Io ho avuto una impressione bellissima, loro fanno il loro dovere e mi hanno trasmesso valori umani. Non c’è stata una parola di sgarbo. Mi torna in mente quel signore grande che era dietro di me ad una foto. Era una persona per bene, ci ho fatto amicizia».

Marsilio vi ha dato delle “teppe rosse”.

«Ma io sono orgogliosa di esserlo. Io sono andata a rivendicare i nostri diritti perché la gente non ne può più. Io non ho avuto figli, un momento brutto per me. Ma da qualche anno dico: menomale che non li ho avuti. Perché cosa gli lascio. Le guerre? Noi formiamo i giovani e loro se ne devono andare fuori. Ora con i dazi di Trump, rischiamo di perdere solo altri posti di lavoro».

Ma non ha paura delle conseguenze della protesta? Se Marsilio la denuncia?

(ride) «Ma magari lo facesse, non mi importa nulla. Non sarebbe neppure la prima volta».

Ah, mi dica allora.

«Ma io ho fatto una vita di battaglie. Per fare l’asilo del Primo Maggio ci costò 5 arresti e 45 imputati, e tra questi c’ero io».

E da quando lotta?

«Da sempre: da quando a 18 anni sono entrata a lavorare nella fabbrica Marconi di metalmeccanici, all’Aquila. La prima battaglia è stata per la mensa aziendale. Poi iniziammo i primi scioperi sul posto di lavoro, ma non avevo paura di perdere il posto. Lottavo per il rinnovo dei contratti: tutte le ingiustizie che potevo denunciare le ho portate avanti a suon di battaglia».

Parliamo di diritti, ha avuto la possibilità di studiare?

«Ho lottato anche per quello. Ho la quinta elementare che ho conquistato con il contratto di lavoro preso con le 150 ore per gli studenti»

E i suoi genitori?

«Mio padre era un anti-fascista e per non farsi la tessera alle Ferrovie se ne andò, così iniziò a fare il contadino. Io non ho mai visto mio padre alzare una mano contro mia madre. Mamma partecipava a tutte le manifestazioni, in piazza c’era anche lei».

Ma cosa la spinge a lottare a 84 anni, quando i suoi coetanei sono tranquilli a casa?

«Io fin quando vivrò lotterò perché io so di stare nel giusto, perché se non lotto sento che sto rubando qualcosa a qualcuno. Ma io mi metto nei panni della povera gente e voglio stare con gli ultimi per un futuro migliore, più giusto. Anche se io non lo vedrò».

Ma percepisce una differenza tra le battaglie che ha fatto quasi 50 anni fa e quella di oggi?

«Giovedì mi sono resa conto che prima o poi la gente inizia a capire come funziona questo Governo. Quando la gente va a fare la spesa e non ha più soldi o quando aspetta le ore per una visita, lì capisce. Meloni governa perché la gente non è andata a votare, non perché ha la maggioranza».

Lei negli anni ha visto un susseguirsi di governi diversi, ma oggi è meglio o peggio rispetto al passato?

«Peggio, di tantissimo. Ma per carità. Loro non governano, comandano. E questa è un’altra cosa. Ai miei tempi, Berlinguer incontrava Almirante per valutare come mandare avanti il Paese. Adesso, non si governa, si comanda. Accade al Governo, accade in Regione oggi».

Signora Anna, quale sarà la sua prossima rivolta?

«Vorrei tanto andare il 5 a Roma (oggi c’è il corteo indetto dal Movimento 5 Stelle contro il piano di “RearmEu” stilato dalla Commissione europea, ndr) ma per la mia età non posso».

E in Abruzzo, che accadrà?

«Io non lo so, ma sicuro dobbiamo lottare».

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