«Offesa, minacciata di morte e presa a sputi in faccia»: infermiera aggredita in ospedale

È tornata al lavoro ieri sera la 29enne dopo la furia di una paziente in Pronto soccorso. Il racconto: «Mi ha urlato contro e diceva di uccidermi se non l’avessi visitata subito»
PESCARA. È rientrata al lavoro ieri sera l’infermiera 29enne di Pescara aggredita e minacciata da una donna di 38 anni che si era recata in Pronto soccorso per un dolore alla gola. «Non perdo il sorriso di fare il mio lavoro anche dopo questo», racconta al Centro l’infermiera che, per questioni di sicurezza, mantiene l’anonimato. Perché, anche dopo la denuncia in questura, è stato necessario scortare la 29enne fino a casa poiché l’assalitrice, già nota alle forze dell’ordine, la stava aspettando fuori. Il 16 marzo, la donna è andata in Pronto soccorso accusando un dolore alla gola e dopo il triage è stata classificata come codice verde. Quindi, l’attesa in sala che l’ha mandata su di giri.
Cosa è accaduto?
«Si è scaraventata contro il vetro del triage, spostando gli altri pazienti e mi ha iniziato a insultare con parolacce pesanti. Diceva: “Pu.. ti uccido. Ricordati questa faccia perché se ti vedo fuori ti ammazzo”. Così cercava di rompere il vetro. Ho subito chiamato il 112, ma in pochi secondi si è riuscita a infilare nell’ufficio e si è scaraventata contro di me».
E poi?
«È venuta dietro la scrivania, mi ha tirato uno schiaffo e mi ha sputato in un occhio. È subito intervenuto il posto fisso e poi la volante della polizia».
È la prima volta che le accadeva un fatto del genere?
«Un’aggressione così sì, ma io e i miei colleghi ci scontriamo continuamente con un'utenza che purtroppo è sempre più arrabbiata nei nostri confronti».
E non si scoraggia mai di fare questo lavoro?
«Non voglio buttare via quella che è la mia vita lavorativa, ciò che mi piace fare per una persona che ha fatto un gesto del genere. Io amo fare l’infermiera, amo assistere a 360° i pazienti. È stata dura affrontare questa situazione, ma non voglio permettere a questo episodio di rovinare la mia vita lavorativa».
Cosa la spinge ad andare avanti?
«È una domanda che mi sono fatta in questi giorni. I primi giorni non sono stati semplici: a parte lo schiaffo, essere sputati in viso è una un qualcosa di umiliante. Ma a me piace il lavoro che ho scelto, il Pronto soccorso ti entra nelle vene. Il problema è la situazione della sanità in generale, purtroppo non è il periodo migliore. L'utenza se la prende con chi vede in corsia».
Cosa dovrebbe cambiare per evitare questi episodi?
«Il mio forse è un pensiero utopico, ma penso che ci sia molta ignoranza nella popolazione rispetto a quello che si fa in Pronto soccorso, ai codici di attesa e cosa significhino. In Pronto soccorso ti trovi a gestire situazioni sociali diverse, facciamo tantissimi ingressi che non sono di nostra pertinenza e la popolazione si sente abbandonata, tralasciata dal territorio».
Come donna, si sente tutelata in ospedale?
«Per noi donne non è facile perché ti senti più fragile. A volte, i pazienti vedono molte donne giovani e non ti danno il giusto rispetto, il giusto credito».
Secondo lei, il problema delle aggressioni viene sottovalutato da chi non indossa il camice bianco?
«Assolutamente sì, mi sono trovata a raccontare la mia vicenda e mi è stato risposto “Vabbè, tanto voi siete abituati ad essere aggrediti, che ci vuoi fare, il Pronto soccorso è così”. Come se fosse la normalità che io vado in ospedale, aspetto un’ora, mi innervosisco e sputo in faccia all’infermiera. È grave e per questo sono contenta delle nuove leggi perché bisogna adottare delle misure forti contro una popolazione che pensa che sia normale andare a picchiare i medici».
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