Omaggio a Scala, salvò la memoria aquilana
Il direttore generale del Ministero dei Beni culturali: «Dopo il terremoto Archivio di Stato in tre mesi a Bazzano»
L’AQUILA. Quattro giorni dopo il terremoto del 2009 era lì con il caschetto in testa, a valutare i danni e organizzare gli interventi, Luciano Scala, l’allora Direttore Generale del Ministero per i Beni e le Attività culturali.
«Un vero servitore dello Stato», come lo ha definito il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, Scala non si è risparmiato quando la tragedia rischiava di compromettere per sempre l’immenso tesoro documentale dell’Archivio di Stato dell’Aquila, che nel 2009 aveva sede nel palazzo del Governo, distrutto dal sisma. Subito si attivò per recuperare quel patrimonio e metterlo in sicurezza.
A giugno 2009 l’inaugurazione del nuovo Archivio di Stato dell’Aquila, nel nucleo industriale di Bazzano: proprio lì ieri mattina Scala ha ricevuto gli omaggi del Direttore dell’Archivio Ferruccio Ferruzzi, il sindaco Massimo Cialente, Lucia Arbace, soprintendente Bsae e Walter Capezzali, presidente della Deputazione di Storia Patria abruzzese ora collocata nella stessa sede dell’Archivio.
Direttore Scala come ricorda i giorni dopo il sisma?
«Ricordo la generale volontà di affrontare la situazione e attivarsi subito. Danni seri nell’Archivio non ce ne furono, dovevamo trovare una sistemazione e a Bazzano abbiamo trovato questa sede perfettamente agibile, un imprenditore per bene e abbiamo subito stipulato il contratto».
In che modo avete trasferito tutta la documentazione? «Una gru prelevava le carte dal cortile interno del palazzo del governo, le metteva nei container, li sollevava per metterli poi sui camion che portavano tutto a Bazzano».
Ci sono stati documenti che hanno richiesto ulteriori passaggi nel salvataggio?
«Il bene più prezioso, i documenti della storia del Comune dell’Aquila, lo abbiamo inizialmente posto in sicurezza nella nostra sede di Sulmona, e lo stesso abbiamo fatto anche per l’archivio Diocesano, che ha usufruito del nostro sostegno».
Grazie a quali collaborazioni è stato possibile un salvataggio in così breve tempo?
«Noi del Ministero siamo stati parte attiva, come i bravissimi colleghi dell’Archivio dell’Aquila, ma quello che abbiamo fatto è stato possibile grazie all’organizzazione intorno a noi: il vice Commissario per il terremoto, la Protezione Civile e gli eccezionali Vigili del Fuoco con i quali abbiamo lavorato fianco a fianco. Tutti avevano voglia di dare continuità alla propria vita lavorativa, questa energia è stata incanalata positivamente. Tre mesi dopo il sisma era tutto in questa nuova sede».
Cosa custodisce questo Archivio?
«Al suo interno ha straordinari documenti di tutta la storia civile aquilana e non solo, a partire dal medioevo. Per questa nuova sede, 12 km lineari di depositi, circa 3000 metri quadrati (depositi, sala conferenze, sala mostre e un laboratorio di restauro realizzato grazie all'Accademia dei Lincei) il Ministero paga un affitto di poco superiore ai duecentomila euro l’anno. Qui c’è l’archivio storico del Comune, i catasti conciari, la Deputazione di storia Patria d’Abruzzo e il fondo De Marchis. Oltre questo, qui ci sono tante persone che lavorano dando vita ad uno spazio culturale vivo».
Nel futuro quale sarà la sede dell’Archivio, tornerà in centro storico?
«Speriamo che il prima possibile L’Aquila riprenda la propria vita, ma finché questo non avverrà qui abbiamo un vero polo culturale con anche un paradosso: il pubblico che frequenta oggi l’Archivio di Stato è superiore a quello che lo frequentava prima, quando era in centro storico».
Barbara Bologna
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