«Ti amo», e poi sfilava gli orologi. Condannata la ladra dei Rolex

Pena di due anni per una romena: si buttava addosso agli uomini e prometteva amore e sesso. Il racconto di un anziano derubato in viale Muzii: «Gridava di amarmi e non me ne sono accorto»
PESCARA. È stata condannata a 2 anni di reclusione una romena di 35 anni finita sotto processo per rapina per aver sfilato, con grande abilità, un Rolex dal polso del malcapitato di turno, il 2 luglio 2021 a Pescara. La pubblica accusa, al termine della requisitoria, aveva già derubricato il reato in furto con destrezza, ma aveva anche chiesto 6 anni di reclusione, mentre la difesa era andata anche oltre, chiedendo di riqualificarlo come furto con strappo, per abbassare ulteriormente la pena. Una storia singolare, ma che rientra nel modus operandi di chi mette in scena, ed è proprio il caso di dirlo, la preparazione a questi tipi di colpi, per distrarre il soggetto individuato da colpire.
E così è andata anche quel giorno. E a raccontarlo nei dettagli è stata proprio la stessa vittima, un anziano signore che si era fermato davanti a una rosticceria per acquistare qualcosa da mangiare visto che era di ritorno dall’ospedale dove era ricoverata la moglie. Davanti ai giudici ha ripercorso quegli attimi, quella successione di gesti e di parole che lo colpirono molto. «Rimasi scioccato», riferì al collegio, «Stavo rientrando in auto quando mi salta addosso una donna: aveva la mascherina per il Covid che però le è subito caduta».
La donna ebbe un duplice e velocissimo approccio all’uomo che sicuramente aveva la mente proiettata ai problemi familiari che stava vivendo e che quindi venne colto di sorpresa. «Prima mi disse che cercava lavoro, poi mi si buttò addosso dicendomi che mi amava e che voleva fare l’amore con me». Come si vede, la tecnica non è improvvisata, ma studiata. Capito che la richiesta di lavoro non avrebbe portato a nulla, la donna cambiò repentinamente strategia e passò ad un approccio sessuale.
«L’ho presa», continua la parte offesa, «e l’ho sbattuta fuori dall’auto: l’ho strattonata, spingendola anche contro un palo della segnaletica, gridando alle persone che si trovavano nelle vicinanze di chiamare i carabinieri, ma nessuno dei tanti presenti mi ha dato ascolto, forse perché lei continuava a gridare di amarmi, così la gente ha pensato che si trattasse di un litigio d’amore e non ha voluto intromettersi».
L’uomo, però, realizzò soltanto qualche attimo dopo cosa era realmente accaduto: capì quale fosse stato il fine di quell’assurdo approccio, quando la donna si infilò velocemente dentro una Fiat Punto nera che si trovava ad una decina di metri di distanza. Solo allora la vittima si rese conto che quegli slanci affettuosi senza una logica, quelle carezze che la donna tentava di fare avevano soltanto un fine: sfilargli il Rolex da 8mila euro che aveva al polso. E così fu, anche se la vittima non si rese conto di cosa stesse facendo quella donna nello stesso istante in cui le stava addosso.
Tutto avvenne nell’arco di pochissimi minuti all’incrocio tra viale Muzii e via Regina Elena, quasi all’altezza del bar Napoli. E fu proprio dalla telecamera del bar che la polizia avviò le sue ricerche per risalire all’identità della ladra. Gli investigatori utilizzarono anche le riprese di una vicina salumeria e, mettendo insieme i vari fotogrammi, riuscirono a definire i lineamenti della donna. E, come di solito avviene in casi del genere, quelle immagini vennero trasmesse a tutte le questure d’Italia per verificare se qualcosa esistesse a carico di quella donna. E la risposta arrivò da una questura del Nord.
La ladra venne subito individuata come una romena con un palmares di tutto rispetto, fatto da una ventina di colpi messi a segno con lo stesso sistema. La parte offesa e una delle signore sedute al bar in questura fecero un riconoscimento: la polizia sottopose loro una serie di foto dove era stata inserita anche la presunta responsabile. Un riconoscimento non proprio preciso per cui la difesa mise in discussione quella prova, definendola atipica e non certo sufficiente a determinare una condanna a 6 anni come richiesto dall'accusa.
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