Pescara, spari contro casa Di Risio: colpi per far tacere il rione

Quattro proiettili sparati contro la casa dell'ex banda Battestini mentre è caccia aperta al complice dell’agguato di giovedì
PESCARA. La voce del quartiere non sbaglia, perché conosce i codici e sa ascoltare. La voce del quartiere l’aveva detto, «ci saranno altre cattive azioni». E tant’è stato. Dopo l’agguato di via Nora ai danni di Claudio Di Rsio, lasciato a terra sanguinante alle sette di giovedì mattina con due dei sei proiettili esplosi che gli hanno fratturato la tibia, e dopo il successivo arresto del presunto responsabile Roberto Martelli, ieri notte qualcuno, a Rancitelli, è tornato a sparare. Ancora in via Nora, ancora sotto casa di Di Risio. Solo che invece di colpire direttamente lui, che in quel momento era in casa bloccato per la gamba ferita, hanno colpito il portone della casa popolare dove abita l’ex bandito della banda Battestini.
Quattro colpi esplosi uno dopo l’altro alle 3,10 di notte che hanno mandato in frantumi la vetrata del portone mentre decine di residenti saltavano giù dai letti. Ma nessuno ha visto, nessuno ha parlato. Solo Di Risio ha sentito i botti e senza neanche alzarsi dal letto ha preso il telefono e ha chiamato direttamente lui i carabinieri: «Qua stanno a sparà».
Sul posto si sono precipitati gli investigatori che già indagano sull’agguato di giovedì, insieme con gli stessi uomini della Scientifica che quattro giorni fa, in via Nora, avevano repertato i bossoli di una calibro 45. Lo stesso calibro a cui sembrerebbero appartenere anche i quattro bossoli esplosi ieri notte, tanto da far ritenere ai carabinieri del Nucleo investigativo diretti dal capitano Eugenio Stangarone, che a sparare sia stata verosimilmente la stessa arma. Una circostanza, se confermata dalle analisi del Ris, assolutamente non casuale, ma anzi voluta da chi aveva probabilmente la necessità di inviare una serie di messaggi. A Di Risio prima di tutto, «l’infame» che pur non mettendolo a verbale, ai carabinieri ha fatto il nome di «Robertino Martella»; agli investigatori, per alleggerire la posizione di Martelli (se Martelli sta in carcere, e in via Nora qualcuno è tornato a sparare con la stessa arma vuol dire che il 33enne poco avrebbe a che fare con l’agguato di giovedì) e, infine, alla gente del rione.
Perché non va dimenticato che quando Di Risio racconta l’accaduto ai carabinieri parla anche di una seconda persona, un complice dello sparatore di cui riesce a descrivere solo le orecchie a sventola, uno che arriva in auto con Martelli e che con lui scappa poco dopo. Un complice a cui i carabinieri del Nucleo investigativo stanno dando la caccia da giovedì, così come all’arma usata per l’agguato, mentre Martelli dal carcere si continua a dire innocente, sventolando un alibi avvalorato da due testimoni, e cioè la madre e il garzone del negozio.
Una versione che nel corso dell’interrogatorio di sabato non ha però convinto il gip Gianluca Sarandrea che pur non convalidando l’arresto per mancanza di flagranza, ha disposto per Martelli la custodia cautelare in carcere.
Ma adesso da cercare c’è anche la persona che alle tre e dieci di ieri notte è arrivato in sella a un motorino davanti alla palazzina popolare di via Nora, ha esploso quattro colpi di pistola contro il portone e poi è ripartito. Un’azione veloce ma neanche troppo, che nessuno ha visto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA