2 aprile

Oggi, ma nel 1952, a New York, negli Stati uniti d’America, moriva, a 74 anni, in esilio a causa del progrom antisemita, il giornalista e scrittore ungherese Ferenc Molnár, nome magiarizzato di Ferenc Neumann, autore, tra l’altro, del volume “I ragazzi della via Paal”, pietra miliare della letteratura per giovani di portata planetaria, uscito nel 1907, che aveva come fonte d’ispirazione anche il drammaturgo agrigentino Luigi Pirandello, insignito del Premio Nobel per la letteratura il 10 dicembre 1934.
Ma i punti di riferimento per la stesura del romanzo più influente d’Ungheria, sorta di "Guerra e pace" per teenager (nella foto, particolare, le cinque statue di bronzo in via Prater, a Budapest, davanti al civico 11 sede dell’edificio scolastico utilizzato nel racconto di Neumann, la Szent Benedek Iskola Budapesti Tagintézménye, quella frequentata da Boka e compagni, sculture realizzate da Peter Szany nel 2007, in occasione della pubblicazione del gran classico di formazione, con tanto di targa incastonata nel muro di mattoni recante un passo in lingua originale tratto dal volume, per la precisione quello delle palline) erano stati pure gli irlandesi Oscar Wilde e George Bernard Shaw, quest'ultimo Nobel per la letteratura nel 1925, autori in qualche modo sempre collegati al teatro e particolarmente a quello di verità.
La prima edizione italiana del suo libro più apprezzato risaliva al 1929, e la pubblicazione era avvenuta per i tipi editoriali della Arnoldo Mondadori di Milano, con la traduzione di Alessandro De Stefani e Stefano Rokk Richter. La trasposizione cinematografica nel Belpaese era datata 1935. La pellicola era stata diretta dal regista Cesare Civita insieme ad Alberto Mondadori e a Mario Monicelli, cugino dell’editore meneghino. Il film aveva annoverato tra gli attori, dato il periodo in piena dittatura mussoliniana, anche iscritti ai Gruppi universitari fascisti, i Guf, del capoluogo lombardo. Era in bianco e nero, della durata di 90 minuti, ed era stato proposto alla terza edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.
Al Lido era stato anche premiato come miglior opera per i “passoridottisti”, ovvero i lavori per il grande schermo realizzati in formato 16 millimetri, quindi ritenuto più maneggevole, rispetto allo standard da 35. Verrà considerata la prima vera esperienza dietro la macchina da presa del futuro maestro della commedia all’italiana Monicelli, che aveva appena 19 anni.