In manette la banda dei tir

23 Febbraio 2010

Indagini avviate un anno fa dalla Polstrada dell’Aquila dopo i colpi alla Coca-Cola di Oricola e a Pratola Peligna

L’AQUILA. Erano specializzati in furti di tir, ricettazione e riciclaggio degli autoarticolati con l’abrasione dei numeri di telaio: sette persone, componenti di un’organizzazione criminale, sono state arrestate al termine di indagini condotte dalla Guardia di Finanza della compagnia di Casalnuovo, nel Napoletano, e dalla squadra di polizia giudiziaria del compartimento della Polstrada dell’Aquila, da dove è partita l’operazione.

Sono stati, infatti, alcuni furti avvenuti nella provincia dell’Aquila a far partire l’operazione, poi denominata «Ralla», che è il gancio del rimorchio della motrice.

«Siamo partiti da un furto che la banda aveva commesso nel giugno del 2008», ha spiegato il dirigente della Squadra di polizia giudiziaria del Compartimento Abruzzo-Molise, Danilo Ciucci, «all’interno dello stabilimento della Coca-Coca di Oricola. Poi c’è stato un altro colpo a Pratola Peligna dove sono stati rubati dei semi-rimorchi e un altro furto ha riguardato un camion pieno di politilene. La svolta c’è stata quando è stata recuperata una motrice di un camion, rubata a Cremona sulla quale era stato montato uno strumento costruito artigianalmente per evadere gli antifurti dei semi-rimorchi».

Si tratta della «boccola», che veniva utilizzata sui mezzi. «Quindi», ha proseguito Ciucci, «attraverso una serie di riscontri abbiamo fatto partire l’indagine poi passata alla Procura di Napoli, luogo in cui la banda aveva la propria base operativa».
L’attività investigativa è stata realizzata attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, appostamenti e riscontri bancari che hanno permesso di far piena luce sull’organizzazione. L’analisi dei tabulati telefonici e delle localizzazioni dei cellulari, ha però consentito di accertare la presenza sui luoghi dei furti, a turno, degli indagati.

L’associazione operava attraverso la formazione di «batterie», diverse di volta in volta, ma con appartenenti in grado di svolgere precisi compiti che provvedevano all’individuazione del mezzo da rubare, alla materiale esecuzione del furto e al suo trasporto in territorio napoletano dove veniva piazzato il carico. I furti avvenivano in aree di parcheggio notturno dei mezzi, su tutto il territorio nazionale, in particolare in Abruzzo, Marche, Umbria, Lazio, Puglia, Toscana, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto.

Tra i beni ritrovati detersivi, alimentari, ciclomotori, attrezzi per la pulizia dei capannoni. È stato accertato che gli indagati per compiere i loro furti non agivano «su commissione», ma venivano selezionati solo i carichi più prestigiosi e di maggior valore; i componenti dell’organizzazione erano infatti certi, considerato lo spessore criminale, che sarebbero riusciti senza difficoltà a piazzare sul mercato nero la refurtiva.

«Subito dopo il terremoto», ha continuato Ciucci, «la banda ha preferito colpire altri luoghi, soprattutto le Marche, perché l’emergenza post sisma ha contribuito a far arrivare in questo territorio un numero enorme di persone delle forze dell’ordine. Si trattava di una banda accanita sui furti tanto che più noi intervenivamo con inseguimenti e sequestri e più loro proseguivano nell’attività delittuosa. Altro aspetto curioso venuto fuori dall’indagine», ha detto ancora Ciucci, «è che la banda provvedeva a dare sostentamento a quelle famiglie il cui parente finiva in carcere».

Durante le indagini sono stati sequestrati 15 autoarticolati e merci per un valore di più di 2 milioni di euro, mentre il volume di affari stimato è di gran lunga superiore ai 3-4 milioni di euro.