L'Aquila: posto negato, il Comune paga dopo 20 anni

L’ente risarcirà i danni a una donna che partecipò a un concorso per funzionario e venne ingiustamente esclusa
L’AQUILA. Il Tar, all’esito di una controversia in piedi da 20 anni, ha stabilito che il Comune debba risarcire una donna che fu esclusa da un concorso per funzionari (ottavo livello) bandito nel 1997. La beneficiaria di questa sentenza è Lorella Giammaria, la quale ha poi iniziato a lavorare per altri enti. Tuttavia i giudici le hanno dato ragione in relazione all’acclarata perdita di chance. La Giammaria partecipò al concorso, ma le venne comunicata la mancata ammissione alla prova orale. Inoltrò un ricorso al Tar che fu respinto e gli atti andarono al Consiglio di Stato. I giudici romani ritennero la fondatezza del ricorso censurando l’illegittimità della procedura per «la mancata predeterminazione dei criteri di valutazione la cui fissazione anticipata è posta a presidio della trasparenza».
Nel maggio del 2015 la Giammaria invitò il Comune a indire una nuova procedura analoga a quella del precedente concorso, ma l’ente si oppose. A quel punto presentò la richiesta di risarcimento. A suo dire, se il concorso fosse stato regolare, ne sarebbe divenuta vincitrice. Questa valutazione sull’esito favorevole del concorso sarebbe avvalorata dalla circostanza che la Giammaria ha vinto altri concorsi pubblici. Il collegio non indica la somma da pagare, ma ne traccia i criteri. Nella sentenza, depositata poche settimane fa, si afferma che «risulta equo stabilire la misura del risarcimento in una percentuale del 10 per cento del trattamento retributivo che a lei sarebbe spettato se fosse stata assegnataria del posto messo a concorso. Tale risarcimento va riconosciuto dal primo settembre 1999, data in cui la procedura concorsuale si è conclusa, fino al 26 marzo 2001 quando è stata assunta dopo aver vinto un altro concorso». «Sul quantum di danno accertato per la perdita di chance», dicono i giudici amministrativi, «spetta anche la rivalutazione monetari».
«Il risarcimento», ribadiscono i magistrati alla fine della motivazione della sentenza, «dev’essere posto a carico del Comune dell’Aquila che, con il suo agire illegittimo, ha determinato il danno ingiusto». L’ente è stato condannato anche per le spese di lite.
La sentenza è stata redatta dal collegio presieduto da Antonio Amicuzzi, dal consigliere estensore Anna Gemma Di Cesare e dal primo referendario Lucia Gizzi.
Il ricorso è stato inoltrato dagli avvocati Anna Rossi e Francesco Camerini.
I tre candidati che vinsero regolarmente il concorso furono Elena Sico, Sabrina D’Orazi, Paolo Costanzi.
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