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Isernia torna in Abruzzo? Da Pescara il primo sì all’unione

24 Febbraio 2025

Giovedì 13 marzo il convegno dell’“Associazione scuola, cultura ed arte” favorevole all’aggregazione. Il presidente Melilla: «La separazione scelta irrazionale e dannosa per i residenti nelle due Regioni»

CHIETI. La provincia di Isernia chiama, l’Abruzzo risponde. La proposta di aggregazione della provincia pentra alla nostra regione attraverso il sistema del referendum - con un iter avversato da alcune forze politiche molisane - trova l’“Associazione scuola, cultura ed arte” di Pescara, guidata dall’ex parlamentare ed ex presidente del consiglio regionale Gianni Melilla, non soltanto favorevole ma anche pronta a battersi per la riunificazione dell’Abruzzo a tutto il Molise. Per questo obiettivo, il sodalizio organizza per giovedì 13 marzo, alle ore 17, nella sede della Fondazione Pescarabruzzo di corso Umberto 13, a Pescara, un incontro con Antonio Libero Bucci, presidente del Comitato promotore del referendum. Il tema è “Le ragioni per riunire Abruzzo e Molise”. All’incontro, coordinato da Melilla, sono previsti i saluti di Nicola Mattoscio, presidente della Fondazione Pescarabruzzo, e gli interventi di Antonio Bini, direttore editoriale di “Abruzzo nel mondo”, e di Carmine Ranieri, segretario della Cgil Abruzzo e Molise. Dunque, per la prima volta da quando alla Provincia di Isernia sono state presentate 5.236 firme per l’indizione del referendum, in Abruzzo c’è una manifestazione pubblica sull’argomento e con gli organizzatori favorevoli.

L’IPOTESI RIUNIFICAZIONE «Ancora oggi», esordisce Melilla, «non riesco a capire il perché sia stata separata una regione che era unita da secoli, che aveva lo stesso dialetto, gli stessi costumi, la stessa storia. Solo un gioco di potere interno alla élite politica ed imprenditoriale di quei tempi poteva giustificare una scelta irrazionale e sicuramente dannosa per i cittadini molisani ed abruzzesi. Non sarebbe male, a 60 anni dal misfatto, ripensarci e tornare ad essere un’unica Regione, sicuramente più importante e competitiva nel contesto nazionale ed europeo. Il 27 dicembre 1963 la Regione Abruzzi-Molise fu divisa in due facendo nascere la piccola regione del Molise costituita dalla sola provincia di Campobasso. Successivamente nascerà la provincia di Isernia. Fu, a mio avviso», sottolinea Gianni Melilla, «una scelta miope che ha indebolito sia la popolazione abruzzese che quella molisana e dovuta a ragioni prevalentemente campanilistiche e di potere delle classi dirigenti e politiche. In effetti, non esistevano ragioni serie dal punto di vista economico e culturale. L’Assemblea costituente stabilì nella Costituzione l’unica Regione di Abruzzi-Molise, così come per altre Regioni costituite da territori diversi come l’Emilia-Romagna o il Friuli-Venezia Giulia. La Chiesa ancora oggi ha un’unica regione ecclesiastica abruzzese-molisana articolata in 11 diocesi. I sindacati Cgil, Cisl e Uil da alcuni anni hanno riunificato le loro strutture di Abruzzo e Molise dando vita a una unica organizzazione regionale. Le comunità degli emigrati all’estero e anche nelle regioni del Nord Italia», conclude Melilla, «continuano ad essere organizzate in associazioni unitarie abruzzesi-molisane».

L’ITER CONTRASTATO Lo scorso 12 dicembre, nella sede della Provincia di Isernia, sono state presentate le firme per l’indizione del referendum. Un mese dopo, dai dirigenti amministrativi dell’ente è arrivato lo stop all’iter per la mancanza, nelle carte agli atti, «della proposta deliberativa, presupposto imprescindibile per l’attività istruttoria, ad oggi improcedibile». Appena 24 ore dopo, il presidente della Provincia aveva sostenuto che quel “no” era in realtà il frutto di un «equivoco burocratico». Ma dopo un altro mese di attesa, è arrivata la nuova doccia fredda per il Comitato perché, sempre secondo i dirigenti amministrativi dell’ente, «non ci sono atti istruttori essendo l’istanza dichiarata improcedibile». L’ultima notizia è che l’organo politico della Provincia sta lavorando alla stesura di una proposta di delibera per superare la dichiarazione di improcedibilità dell’istanza.

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