Zaccagnini, samurai dell’arte

16 Maggio 2009

Il giovane pittore di Bolognano: da Benetton alle grandi mostre

«Disegno come se fossi un samurai, perché è un’arte che richiede disciplina, lontana dalle distrazioni, un lavoro quotidiano che può diventare anche noioso e faticoso». Per sette ore al giorno, Simone Zaccagnini, 27 anni, originario di Bolognano, sta seduto nel suo studio fiorentino con la matita in mano e una penna Bic.

 Quattro mesi li ha spesi per un monumentale disegno, alto 9 metri, che affronta il potere della famiglia dei Medici attraverso il tratto. L’opera si intitola «Medici in arme» e, da ieri, è esposta nel cortile di palazzo Tornabuoni di Firenze, all’interno della mostra «Start point» che resterà allestita fino al 23 maggio.

 La mostra si presenta come una sorta di biennale dei giovani e della nuova creatività, in cui i «point» della città sono i sotterranei degli Innocenti in piazza Santissima Annunziata, le antiche serre del Giardino dei Semplici e varie gallerie fiorentine, che ospiteranno le opere di giovani artisti sentite come «una pacifica invasione al genio fiorentino».

 Il lavoro che presenta Simone Zaccagnini, figlio del vignaiuolo Marcello Zaccagnini, è collegato a un’altra mostra estiva a cui ha partecipato l’artista: «Artefice in Mugello» a cura di Adriano Bimbi e Susanna Ragionieri, in cui accanto alle opere di Bronzino era stato esposto il disegno di Zaccagnini.
 In questo periodo, un altro lavoro del giovane disegnatore si può osservare a Pescara, nella mostra «Cromofobie» all’ex Aurum che, attraverso 76 artisti, tra cui Mario Schifano, Giulio Turcato e Piero Manzoni, vuole essere una panoramica della presenza del bianco e nero nell’arte italiana contemporanea (la mostra resterà aperta fino al 31 maggio).

 Queste esposizioni, sono quelle che Zaccagnini chiama le «uscite ufficiali», accanto al lavoro più sotterraneo che lega il giovane artista ad etichette musicali indipendenti, come Relief Record Eu, o alla rivista di fumetti Uaca Uaca, creata con il colombiano Mateo Rivano. Due binari che non s’incontrano a Firenze. «La città dove sto», dice Zaccagnini, «per un amore intimo, per il legame con il Trecento senese quando il disegno era assonometrico e non ancora prospettico. Perché per l’aspetto storico, Firenze è una miniera, ma sotto il profilo dell’arte contemporanea non presenta aperture».

 Il primo disegno a tre anni, «un poliziotto che arrestava due delinquenti e che oggi mio padre ha appeso al muro». Liceo artistico a Pescara e l’Accademia di Belle Arti a Firenze sotto la guida di Adriano Bimbi. «Il disegno», spiega, «è la mia unica forma di preghiera. Da quando ho iniziato non ho più smesso».

 E’ la vita il soggetto preferito di Simone Zaccagnini «perché per me», racconta, «le cose sono quelle che si vedono, un po’ come Morandi che dipingeva le bottiglie. Mi piace fare ritratti a persone che ho visto, disegnare paesaggi reali, da quello di Las Vegas a quello di Bolognano». Ma alla realtà, Zaccagnini, toglie il colore perché i suoi strumenti sono una matita e una penna Bic.
 «Da un paio d’anni», racconta dalla sua casa di Firenze, «ho abbandonato l’uso del colore, perché la realtà ne è già piena e io preferisco ridurla all’osso».

 Nel 2007, la sua scala di grigi ha appassionato chi ha fatto del colore il proprio successo. La rivista Colors, nata da un’idea di Luciano Benetton e Oliviero Toscani, ed edita da Fabrica, il centro di ricerca sulla comunicazione di Benetton, ha commissionato un lavoro a Simone Zaccagnini, dei disegni che accompagnassero la storia di giovani condannati che invece di finire in un carcere minorile, lavorano nel tribunale minorile decidendo la sorte dei loro coetanei (Colors, numero 73). «Fu Anna Laura Palma dello staff di Colors», spiega il giovane artista, «a notare i miei lavori. Avevano bisogno di un disegnatore e accettai con piacere».

 Tra le esperienze che gli sono congeniali, Simone Zaccagnini ricorda anche la sua collaborazione, ancora all’attivo, con il gruppo rap Canti in Asociale con l’etichetta indipendente Ca.So.Prod.
 «Per loro e per le altre etichette musicali, mi occupo della parte visiva, come disegnare le copertine. Su questa scia, rientra anche il movimento che ho fondato insieme ad altri: “Distribuition by yourself”, una serie di autoproduzioni dal dvd alla maglietta».

 Sempre nel 2007, Simone Zaccagnini, è stato il protagonista della mostra «Luoghi», da cui è stata tratta una monografia. I suoi ultimi disegni, come quello esposto all’ex Aurum, sono lavori molto grandi su cui scherza: «Perché sono alto 1.65 e creare un lavoro di dieci metri, mi dà soddisfazione».
 Nel 2008, l’artista ha partecipato a varie collettive tra Bergamo, Firenze, Bologna, Fabriano, San Benedetto del Tronto e anche in Abruzzo a Campli, Tornareccio e Pescara.

 Il 2009, si è aperto con la realizzazione di alcune copertine discografiche, come quelle per il disco «Basi Instinct» (Ca. So. Prod.) e «The Miyazaki tour ep» di Manuele Atzeni. Inoltre, ha fondato da poco la rivista di fumetti Uaca uaca insieme all’amico colombiano che ha conosciuto in Italia.
 Appassionato di Rembrandt e dei bozzetti preparatori al dipinto, insofferente ai quadri del Novecento che giudica «troppo veloci, quasi sporchi, trasandati», Simone Zaccagnini fa l’elogio del lavoro: «Devo stare al tavolo almeno sei-sette ore al giorno, concentrato, senza distrazioni. Che ho fatto stamattina? Ero a casa a disegnare».