1 marzo

Oggi, ma nel 1978, a Corsier-sur-Vevey, nel Canton di Vaud, in Svizzera, tale “Signor Rochat”, dietro la cui identità in realtà si celavano il polacco Roman Wardas e il bulgaro Gantcho Ganev, rispettivamente di 24 e 38 anni, disoccupati che beneficiavano di asilo politico, trafugava dal locale cimitero la salma del comico londinese Charles “Charlie” Chaplin chiedendo alla moglie, l’attrice americana Oona O’Neill -che non vorrà trattare coi malviventi- 600mila franchi svizzeri, pari a 465mila euro, per la restituzione del feretro, somma con la quale avrebbero voluto aprire la loro autofficina.
I furfanti verranno arrestati dagli agenti dalla Polizia della nazione del formaggio coi buchi 75 giorni dopo il singolare furto e la preziosa bara verrà rinvenuta a Noville, in un campo agricolo distante 20 chilometri dall’abitato di Vevey, centro confinante con Corsier. La cassa verrà riposta nuovamente nel campo santo di Corsier-sur-Vevey, ma per precauzione sarà murata dietro un sarcofago realizzato in cemento armato. La notizia, fino al recupero dei resti mortali, sarà seguita con apprensione a livello internazionale, ma con particolare interesse soprattutto nel Belpaese.
Poiché la controfigura impiegata nelle scene più difficoltose durante la lavorazione di pellicole divenute veri e propri film iconici come, tra gli altri, “Il circo”, del 1928, “Luci della città”, del 1931, “Tempi moderni”, del 1936, e “Il grande dittatore”, del 1940, era abruzzese. Si chiamava Vincenzo Pelliccione, in arte “Eugene De Verdi”, classe 1893, ed era un emigrato in cerca di fortuna giunto ad Hollywood di Los Angeles da Rosciolo, frazione di Magliano dei Marsi, in provincia dell’Aquila, nel 1915. E, tra l'altro, trapasserà il 20 giugno di quel 1978. Il tanto apprezzato “Charlot” era deceduto nella residenza di Manoir de Ban della cittadina elvetica nella quale aveva trovato la tumulazione, tra Montreux e Losanna, per complicazioni dell’ictus che lo aveva colpito la mattina di natale del 1977.
Al civico numero 2 di Route de Fenil, sempre a Corsier-sur-Vevey, in quella che era stata una delle residenze del grande protagonista del cinema muto -negli ultimi 25 anni della sua esistenza terrena era stato in Svizzera poiché nel 1952, mentre era in soggiorno nella natia capitale britannica, il governo federale statunitense gli aveva annullato il permesso di rientro negli States a causa delle sue idee platealmente progressiste, così il beniamino del grande schermo aveva proseguito per la zona intorno al lago di Ginevra- per il 16 aprile 2016, in occasione dei 127 anni dalla nascita, verrà aperto il museo dedicato alla sua vita, artistica e non, che si chiamerà Chaplin world (nella foto, particolare, un dettaglio dei cimeli esposti).